I commenti di AllianzGI e MFS Investment Management in vista della riunione della Federal Reserve fissata per il 6 e 7 novembre

Michael Krautzberger, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors

  • Ci aspettiamo che la Fed riduca i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di politica monetaria del 7 novembre, portando l’intervallo target per il tasso sui Fed funds a 4,50-4,75%.
  • I dati economici statunitensi hanno generalmente sorpreso in positivo dall’incontro di policy di settembre, mentre l’aumento della probabilità di una vittoria di Trump alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti ha contribuito anche al recente sell-off obbligazionario.
  • Crediamo che la Fed voglia ancora orientarsi verso una posizione di politica monetaria più neutrale, via via che cresce la fiducia nelle prospettive di inflazione. I mercati dei tassi di interesse stanno quasi completamente scontando un taglio di 25 punti base nella riunione di novembre e una probabilità di circa il 60% di un ulteriore taglio di 25 punti base a dicembre. Nel complesso, concordiamo con questa valutazione.
  • L’esito delle elezioni statunitensi potrebbe essere il più grande fattore di disturbo nel pricing del ciclo di allentamento della Fed nel 2025 da parte del mercato; ci aspettiamo ulteriore volatilità a breve termine nei mercati obbligazionari mentre gli investitori digeriscono le implicazioni politiche del risultato elettorale.

Erik Weisman, chief economist, MFS Investment Management

È probabile che la Fed tagli 25 punti base nella prossima riunione. La domanda più importante è se la banca centrale deciderà di non abbassare i tassi a dicembre. Dato che la Fed ha dichiarato molto chiaramente di essere fortemente dipendente dai dati, è troppo presto per avere un parere definitivo su questa questione. Detto questo, i dati macroeconomici più recenti suggeriscono che l’economia si sta comportando meglio del previsto, con un tasso di inflazione leggermente più alto del previsto. In base a questi sviluppi, il mercato sta gradualmente prezzando una Fed meno aggressiva, con un tasso di policy finale che dovrebbe essere leggermente più alto.

A complicare il quadro, l’esito delle elezioni statunitensi potrebbe avere un impatto eccessivo sulle previsioni macro.  È probabile che la vittoria dell’ex presidente Trump sia vista come l’inizio di un contesto più inflazionistico, mentre la vittoria del vicepresidente Harris sarà probabilmente considerata più vicina allo status quo. E mentre è improbabile che la Fed reagisca ai risultati delle elezioni nel breve termine (escludendo un’elezione contestata), il mercato potrebbe avere altre idee.

È inoltre interessante e forse costruttivo notare che negli ultimi due anni e mezzo il mercato ha previsto il tasso terminale della Fed, ossia il tasso alla fine del ciclo di tagli, in un range tra il 2,50% e il 4,50%. Al momento, il mercato sta prezzando il tasso finale proprio a metà, intorno al 3,50%. Pertanto, il mercato è quasi del tutto incerto su dove si collocherà il tasso di policy della Fed alla fine di questa manovra di allentamento. Dato il panorama macroeconomico in continua evoluzione, potrebbe non essere necessario molto per far cambiare radicalmente idea al mercato, in un senso o nell’altro.


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Redazione

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