Il segmento è sbilanciato verso il settore industriale, particolarmente ciclico ed energivoro. Un calo dei costi energetici farà da volano alle quotazioni. Intervista a Giacomo Tilotta, head of european equity di AcomeA SGR

Come si sono comportate le small cap europee in questa difficile fase di mercato e quali scelte di portafoglio (per paesi, settori etc) avete messo in atto per far fronte alla situazione?

Tematiche energetiche, pressioni inflattive e tensioni geopolitiche hanno condizionato negativamente l’andamento dei mercati ed in particolare del comparto delle small cap europee. Dall’inizio dell’anno possiamo osservare una performance dell’indice più rappresentativo di questo comparto pari a – 28%, rispetto a un -19% del mercato azionario europeo.

Questo in ragione delle caratteristiche di questo segmento, particolarmente sbilanciato verso il settore industriale, che è stato tra i più penalizzati dalla correzione in atto, in ragione della sua maggiore sensibilità al ciclo economico. Questi forti cali, a nostro giudizio, spesso non hanno tenuto conto delle qualità dei fondamentali e della resilienza di molte aziende, in un’ottica di medio-lungo termine. In questa fase lo stock picking è fondamentale per orientare le scelte di portafoglio, preferendo società dai buoni bilanci con ottimi flussi di cassa ed un management competente.

A livello geografico le scelte di investimento hanno prediletto la Germania, che rimane il motore d’Europa. In tema di allocazione degli investimenti continuiamo ad essere fiduciosi, seppure in un contesto di aumento della volatilità, sul settore manifatturiero-industriale.

A vostro avviso, quali condizioni dovrebbero materializzarsi per consentire alle quotazioni delle small cap del Vecchio Continente di risalire la china nel corso dei prossimi anni?

La risoluzione concreta delle questioni legate al tema dell’approvvigionamento energetico a livello europeo rappresenta un primo elemento positivo per dare maggiore visibilità alle quotazione delle azioni small, in particolare quelle legate al settore industriale particolarmente “energivoro”, dal momento che il minor costo dell’energia permetterebbe un recupero di marginalità delle aziende.

Altri driver primari sono sicuramente la risoluzione delle problematiche inerenti la supply chain e l’abbandono delle stringenti politiche anticontagio cinesi, essendo la Cina la più grossa economia mondiale. Risolti i riassetti della catena produttiva, gli ordini a magazzino inevasi potranno essere consegnati e le mancate vendite che si sono registrate nel 2022 potrebbero quindi non osservarsi nel 2023, con il ritorno ad una situazione di stabilità tra il 2024 e 2025.

Da ultimo vanno considerate le manovre delle Banche Centrali in merito alla politica dei tassi, che rischia di compromettere seriamente una crescita economica già penalizzata dalle dinamiche inflattive e dalla debolezza della domanda.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.