La rotazione dai tecnologici ai ciclici è in fase avanzata

 

I rendimenti azionari seguiranno da vicino gli utili aziendali e la Fed non sarà dirompente. Intervista a Massimiliano Schena, Direttore Investimenti di Symphonia SGR

Le rotazioni sono la linfa vitale delle fasi bullish di un mercato e sembra che questo movimento stia interessando l’equity Usa da qualche mese. Ritenete che questo trend sia destinato a proseguire?

Il recupero dei mercati azionari dell’ultimo anno si configura già come quello più rapido della storia recente in uscita da una recessione e la rotazione dai beneficiari della pandemia, come il settoretecnologico ed i comparti più difensivi, verso quelli dell’accelerazione della crescita economica come i ciclici è già molto avanzata.

Inoltre, con i mercati che sono passati dalla fase di euforia per le aspettative di ripresa allo scontare l’effettivo recupero dell’attività reale, i rendimenti tendono a rallentare e ad essere guidati dalla crescita degli utili aziendali, mentre le valutazioni tendono a sgonfiarsi.

Alcuni segmenti sono tuttavia ancora arretrati nel recupero, in particolare il segmento Value, dove si trovano settori poco amati da anni dagli investitori come il finanziario
che dovrebbe beneficiare dalla ripresa dei rendimenti obbligazionari e dei maxi-stimoli fiscali in USA ed Europa.

In sostanza, per quanto i segmenti quality/Growth debbano a nostro avviso rappresentare la componente strutturale dei portafogli azionari, in ottica tattica le condizioni macroeconomiche dovrebbero ancora garantire spazio alla rotazione a favore di ciclici e Value.

Massimiliano Schena

Errori nella comunicazione da parte della Fed, accelerazione improvvisa dell’inflazione, dati deludenti del mercato del lavoro. Quali di queste variabili credete sia in grado di provocare una seria battuta d’arresto a Wall Street?

 

Il cambio di linea di politica monetaria da parte della più importante Banca Centrale del mondo quale è la Federal Reserve è sempre un momento delicato per i mercati finanziari e pertanto un errore di comunicazione è sicuramente una minaccia importante.

Riteniamo tuttavia che non sia questo il caso del meeting del 16 giugno, che pure ha
sorpreso le attese aprendo la strada alla rimozione del maxi-stimolo monetario pandemico. La Fed sembra reputare che la recente impennata dell’inflazione sia sufficiente a centrare il suo nuovo target di inflazione media poco superiore al 2% e pertanto può essere più sensibile del previsto a nuove sorprese inflazionistiche.

D’altro canto, sembra ritenere che la ripresa meno vigorosa del previsto del mercato del lavoro sia legata a strozzature temporanee all’offerta di forza lavoro e sarà solo spalmata su un periodo di tempo più lungo. Con l’economia USA già tornata ai livelli di PIL pre-pandemia e prospettive di crescita ancora elevata per diversi trimestri, l’attuale livello di stimolo non è più necessario e la previsione di due rialzi dei tassi nel corso del 2023 è sostanzialmente in linea con il pricing di mercato prima del meeting.

Il processo di rimozione dello stimolo monetario non dovrebbe pertanto essere dirompente come il “taper tantrum” del 2013, con l’annuncio ufficiale della riduzione del quantitative easing tra agosto e settembre, il suo avvio all’inizio del 2022 e la prosecuzione per tutto il prossimo anno, per arrivare poi al primo rialzo dei tassi nel 2023.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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