La sostenibilità si fa largo in Cina

In Cina la graduale apertura dei mercati onshore sta portando con sé una maggiore attenzione sull’importanza di una buona gestione. Fidelity International

La prima edizione del China Stewardship Report di Fidelity International, i cui risultati si basano su un sondaggio proprietario condotto per Fidelity International da ZD Proxy*, rileva che la maggiore attenzione degli investitori per la stewardship – sia attraverso il voto che attraverso l’attività di engagement – sta contribuendo a costruire una solida base per gli investimenti sostenibili e a influenzare positivamente i comportamenti aziendali. Il sondaggio ha rilevato che la partecipazione al voto è in lenta ma costante crescita nel mercato onshore cinese.

Escludendo le partecipazioni di controllo, nel 2019 l’affluenza media alle votazioni delle azioni non di controllo è cresciuta al 26,2%, in lieve aumento rispetto al 25,5% del 2017. Il cambiamento è stato più pronunciato nelle aziende senza un azionista di controllo, dove il tasso medio di partecipazione al voto ha raggiunto il 36,5% dal 33,1% nello stesso periodo.

Sempre più azionisti manifestano il loro dissenso

Un altro cambiamento degno di nota è che sempre più azionisti votano contro le risoluzioni a cui sono contrari, invece di accettarle in silenzio. Il numero di risoluzioni che hanno ricevuto più del 10% di voti “contrari” è salito a 385 l’anno scorso, con un aumento di circa il 20% rispetto al 2017. Considerando solo il dissenso tra gli azionisti di minoranza, il numero di tali risoluzioni è salito a più di 1.600 l’anno scorso. Tra le misure che hanno visto una maggiore opposizione, le più comuni sono state le elezioni del consiglio di amministrazione, le garanzie sui prestiti e le operazioni con parti correlate.

“Con l’espansione dell’influenza istituzionale nel mercato onshore e l’afflusso di investitori stranieri, i mercati cinesi hanno cambiato forma nell’ultimo decennio, – ha commentato Flora Wang, Director, Sustainable Investing, Fidelity International -. Alla luce del fatto che gli investitori di tutto il mondo stanno aumentando le loro allocazioni alle azioni A cinesi, una comprensione migliore e più profonda dello stato di voto e dell’engagement nelle aziende dei mercati onshore cinesi è sempre più importante.

La tendenza all’aumento della partecipazione al voto degli azionisti suggerisce che un maggior numero di azionisti e di asset manager attivi in Cina stanno prendendo più seriamente la responsabilità della propria ownership – ed esercitano il loro diritto di voto invece semplicemente di cedere, come hanno fatto in passato.” Le aziende diventano sempre più responsabili.

Le aziende non stanno diventando più reattive solo in materia di voto

L’indagine ha rivelato che anche sulle questioni ESG le aziende si stanno muovendo per fornire un sempre maggior numero di informazioni, e di migliore qualità. Sebbene, infatti, l’informativa ESG non sia ancora obbligatoria in Cina, un numero crescente di aziende quotate in borsa sta rilasciando volontariamente tali informazioni. Nel 2019, 945 aziende onshore hanno reso note le loro performance ESG nei cosiddetti rapporti sulla Responsabilità Sociale d’Impresa: più di un quarto delle aziende A-share. Si tratta di un aumento del 18% rispetto alle 801 aziende del 2017.

Ulteriore spazio di miglioramento, soprattutto sul segmento A-Share

Delle aziende cinesi intervistate, più di 100 sono quotate sia come A-Share nella Cina continentale (sulle Borse di Shanghai o Shenzhen) sia come azioni H sulla Borsa di Hong Kong. Uno sguardo alle pratiche di voto tra queste cosiddette società A+H rivela un margine di miglioramento per gli investitori cinesi onshore, soprattutto nella misura in cui il mercato di Hong Kong è meno guidato da investitori retail e i detentori di azioni H sembrano essere più attivi. Escludendo le partecipazioni di controllo, gli azionisti H mostrano un livello significativamente più alto di partecipazione alle assemblee. Ad esempio, il tasso di partecipazione alle assemblee degli azionisti H per le stesse aziende nel 2019 è stato del 42%, rispetto al 18% degli azionisti A.

 

Advertisement