Quest’anno cade il trentennale della quotazione del primo Etf, che avvenne non sorprendentemente negli Usa

Poche innovazioni hanno avuto un successo così travolgente nella storia dell’asset management con una crescita continua che ha portato oggi l’intera industria a superare i 10 trilioni di dollari di masse gestite. Si tratta di una formula che anno dopo anno cattura un favore sempre maggiore da parte degli investitori: basti pensare che la loro quota di mercato, in termini di gestito globale, è passata dal 22% nel 2017 al 30% nel 2022.

Un altro interessante dato al riguardo viene portato all’attenzione da Bryon Lake, global head of Etf solutions di J.P. Morgan Asset Management: «Non c’è mai stato nella storia di questi prodotti un periodo di cinque anni su base rolling che non abbia visto un raddoppio degli Aum». Lo stesso Lake, peraltro, appare convinto del fatto che questa tendenza potrebbe continuare. Infatti, ancora oggi questa tipologia di strumenti è associata al concetto di investimenti passivi, essenzialmente la replica di un indice basato sulla capitalizzazione o su strategie di tipo smart beta.

In realtà, l’Etf essenzialmente è una tecnologia per creare e distribuire fondi comuni e nulla preclude che possa diventare un veicolo primario per portafogli attivi. Proprio su quest’ultima tipologia puntano a  J.P. Morgan Asset Management, che vanta fra le proprie offerte il primo e secondo Etf attivo al mondo per dimensioni, rispettivamente in ambito azionario e fixed income. Travis Spence, head of Emea Etf distribution sempre di J.P. Morgan Asset Management, sottolinea che «gli Etf attivi combinano i vantaggi di un approccio attivo con quelli classici di questa tipologia, in termini di trasparenza, costi e liquidità».

Ancora Spence rimarca anche che proprio nell’ambito obbligazionario le potenzialità sono enormi. A favorire infatti la crescita degli Etf attivi incentrati sul reddito fisso vi sono infatti i problemi procurati dal fatto che gli strumenti classici si basano su un benchmark che è costruito sui prodotti con le dimensioni maggiori: il risultato è che si finisce per sovrappesare gli emittenti più indebitati. Dall’altra parte, le prospettive degli Etf attivi in bond sono rafforzate anche dalla vitalità che questa tipologia di fondi gode in Europa, un mercato che negli ultimi 20 anni è stato caratterizzato da un Cagr  di +18% , paragonabile a quanto visto negli Usa.


Avatar di Sconosciuto
Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.