L’inflazione Usa potrebbe non essere temporanea

 

Se il tasso di occupazione continuerà a migliorare, la Fed non avrà più molti argomenti per evitare un rialzo dei tassi. Mario Cribari , gestore Bluestar

 

Le rotazioni sono la linfa vitale delle fasi bullish di un mercato e sembra che questo movimento stia interessando l’equity Usa da qualche mese. Ritenete che questo trend sia destinato a proseguire?

Dopo essere stati fortemente esposti sui settori più growth e difensivi nel corso della violenta correzione nel 2020, a partire dalla scorsa estate abbiamo cominciato ad incrementare aggressivamente le componenti più cicliche e value dei listini americani e globali. Guardando alle stime di crescita ci sembrava che per quei settori si scontasse una recessione che sarebbe proseguita fino al 2022, scenario che ritenevamo eccessivamente pessimista.

Dopo un anno il quadro è infatti notevolmente cambiato. L’economia americana, grazie ai massicci interventi fiscali e monetari (oltre che alla tempestiva campagna vaccinale), è uscita velocemente dalla recessione e sembra avviarsi verso una fase di boom economico. La ripresa, tuttavia, non sarà esente da taluni effetti collaterali come un tasso di inflazione ben superiore a quello degli ultimi 20 anni.

Questo implica un possibile aumento dei tassi di interesse e/o una fase di de-rating delle valutazioni di alcuni segmenti più growth. Allo stesso tempo, tuttavia, le stime per i settori ciclici hanno nel frattempo fortemente recuperato e presentano, a nostro parere, minori chance di ulteriori upgrade.

Detto ciò, esistono positive eccezioni tanto nei settori più difensivi che ciclici e la parola d’ordine è selettività e qualità nella scelta. Consigliamo quindi un posizionamento ben diversificato tra i due mega-settori e una attenta analisi bottom-up così da beneficiare di livelli di correlazione estremamente bassi in media storica.

 

Mario Cribari

Errori nella comunicazione da parte della Fed, accelerazione improvvisa dell’inflazione, dati deludenti del mercato del lavoro. Quali di queste variabili credete sia in grado di provocare una seria battuta d’arresto a Wall Street?

 

La FED dopo aver finto di snobbare i dati sull’inflazione, definiti temporanei, ha recentemente implicitamente ammesso che non saranno poi così temporanei. Ha quindi già cominciato a mettere le mani avanti così da uscire dall’angolo in cui rischiava di trovarsi.

La scusa, adesso, è un mercato del lavoro definito ancora troppo debole per invertire le proprie manovre espansive. Presto, tuttavia, scadranno tutti gli extra-sussidi concessi ai disoccupati che avranno quindi meno incentivi a restare tali. Assisteremo quindi, molto probabilmente, ad un ulteriore miglioramento dell’occupazione nell’ultimo trimestre dell’anno.

A quel punto se il trend inflattivo dovesse continuare la FED potrebbe annunciare dapprima un tapering e poi eventualmente rialzi dei tassi. Se così non fosse le aspettative inflazionistiche non sarebbero più ancorate e molti utili societari ne soffrirebbero. Agli attuali livelli di mercato riteniamo che ciò comporterà un generale reset delle aspettative verso un nuovo equilibrio

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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