Intervista a Mario Cribari, gestore Bluestar

L’arrivo di Mario Draghi alla presidenza del consiglio dei ministri, cui spetterà tra l’altro pianificare gli  investimenti dei fondi provenienti dal Recovery Fund, sembra piacere ai mercati e andare nella direzione giusta. La Borsa di Milano riuscirà nei prossimi anni a trarre beneficio da questo contesto? Quali settori del listino milanese ritenete sia opportuno sovrappesare?

L’arrivo di una persona dalla enorme caratura internazionale come Mario Draghi non poteva non piacere ai mercati. Egli rappresenta a nostro parere un game changer sia rispetto ai governi precedenti sia rispetto alla situazione drammatica del paese. Le (rare) parole espresse nel momento di accettare l’incarico sono state, nel suo stile, cristalline: “La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione”.

Mario Cribari

Un “whatever it takes” in salsa italiana. Riteniamo che Draghi sia l’uomo giusto al momento giusto, l’unico in grado di sbloccare finalmente il Recovery Fund che per mesi è rimasto intrappolato nei veti incrociati dei politici riottosi.

Se l’esercizio funzionerà sarà determinante per decidere le sorti italiane dei prossimi 5-10 anni che in assenza di un positivo, e strutturale, shock economico rischia di affogare tra recessione economica e debito, una combinazione potenzialmente letale.

Se tutto andrà bene il listino azionario ne beneficerà. Vediamo un discreto spazio di recupero (compatibilmente all’andamento generale dei mercati). I settori più beneficiati saranno il finanziario, l’energetico e il settore industriale.

Sul versante dei titoli di Stato italiani, molti esperti ritengono che ci sia spazio per un’ulteriore  compressione dello spread? Siete d’accordo con questa view? Su quali scadenze e tipologie di titoli di Stato italiani ritenete opportuno focalizzare l’attenzione?

Teoricamente non vediamo spazio di ulteriore compressione degli spread. Al contrario se dovessimo giudicare dai fondamentali attuali lo spread rispetto al Bund dovrebbe essere ben più ampio.

L’indebitamento italiano, già alto, è diventato altissimo e superiore a quello che aveva la Grecia nel 2011. I rendimenti offerti dai BTP non compensano dal rischio potenziale di solvibilità dei titoli stessi.

Tuttavia, sappiamo che la BCE sta comprando massicciamente debito italiano (come tutte le principali banche centrali che fanno da “spalla” all’emissione di debito del Tesoro dei propri paesi).

Sarà fondamentale tuttavia, e il cerchio si chiude, rimettere in moto il volano della crescita tramite spesa pubblica produttiva (il cosiddetto debito “buono) così da poter rendere lo stesso più sostenibile.

In tale scenario di reflazione, tuttavia, i tassi sono comunque destinati a salire, più di una eventuale compressione degli spread, quindi i prezzi a scendere. In questo caso potrebbero risultare più interessanti le obbligazioni più corte oppure quelle indicizzate all’inflazione. Crescita forte, moneta abbondante e debiti elevati non sono compatibili con un’inflazione assente.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.