Moneyfarm: “La nostra esposizione ai titoli value si rivelerà vincente”

Intervista a Giuseppe Zaffiro Puopolo, Portfolio Manager di Moneyfarm

Le rotazioni sono la linfa vitale delle fasi bullish di un mercato e sembra che questo movimento stia interessando l’equity Usa da qualche mese. Ritenete che questo trend sia destinato a proseguire?

Giuseppe Zaffiro Puopolo

Partiamo da alcuni dati per definire lo scenario nel quale navighiamo:

Da inizio anno il segmento “value” dell’indice azionario US ha registrato una performance del 13% mentre il segmento “growth” dello stesso indice si è attestato intorno al 9%. Se guardiamo alle performance dell’ultimo mese, lo scenario si è pressoché invertito, con il “value” che ha registrato una perdita di circa il 3% e “growth” con una performance positiva del 6%.

Abbastanza simile lo scenario che emerge dall’indice azionario Europeo. “Value” ytd ha una performance di 16.8%, mentre “growth” di 14.7%. Nell’ultimo mese, invece, il segmento “value” si è attestato intorno allo 0%, quello “growth” sul 5%.

Dai dati è facile intuire che la rotazione significativa verso “value” a cui avevamo assistito nella prima parte del 2021 – sull’onda delle elezioni americane e dell’approvazione dei vaccini del novembre 2020 – sembra essersi interrotta nell’ultimo periodo.

Un trend simile si osserva nella traiettoria degli “yield” a lungo termine americani, in particolare, se guardiamo al tasso a 10 anni del Treasury US, notiamo una crescita del tasso da circa lo 0.9% di inizio 2021 al 1.6% raggiunto il mese scorso per ritracciare nell’ultimo periodo e assestarsi intorno al 1.5%.

Dal nostro punto di vista, le valutazioni del mercato azionario restano elevate, ma non relativamente alle principali alternative, quali credito e bond governativi. In un contesto economico in miglioramento, caratterizzato da forte crescita del GDP al livello globale e da economie che si stanno gradualmente riaprendo, riteniamo che la nostra esposizione ai titoli value possa rivelarsi vincente.

Ci aspettiamo quindi che il trend che abbiamo osservato all’inizio del 2021 possa continuare nonostante la pausa dell’ultimo mese, il differenziale di valutazioni tra i titoli “value” e i titoli “growth”, se guardato in prospettiva storica, continua ad essere molto ampio. E siamo posizionati per beneficiare di una riduzione di questo spread.

Errori nella comunicazione da parte della Fed, accelerazione improvvisa dell’inflazione, dati deludenti del mercato del lavoro. Quali di queste variabili credete sia in grado di provocare una seria battuta d’arresto a Wall Street?

La ripartenza economica negli Stati Uniti appare molto sostenuta. La Fed ha più volte rivisto al rialzo le sue stime di crescita del PIL negli ultimi 12 mesi, portandole notevolmente al di sopra delle stime originali. Nella sua ultima proiezione, il PIL dovrebbe superare i livelli pre-Covid quest’anno, invece di impiegare diversi anni come inizialmente previsto.

Le ultime indicazioni della Fed, secondo cui gli aumenti dei tassi di interesse potrebbero arrivare prima del previsto, sembra legata più alle prospettive di inflazione che non alle revisioni al rialzo della crescita. Riteniamo che la Fed presterà molta attenzione anche al mercato del lavoro e monitorerà la rapidità con cui il riavvio si traduce in benefici in termini di occupazione.

Per il momento, nonostante sia le prospettive di crescita che di inflazione siano state riviste al rialzo, la Fed sostiene che i prezzi siano guidati da fattori temporanei, tra cui l’aumento dei costi del carburante e i colli di bottiglia nella produzione, che verranno riassorbiti a breve.

A nostro avviso, gli eventuali annunci che ci attendono nel prossimo futuro sul “tapering” e sui tassi di interesse non saranno particolarmente aggressivi. Se il processo sarà graduale, come annunciato dalla FED stessa, riteniamo che il mercato azionario non dovrebbe risentirne. Nel caso in cui invece l’inflazione dovesse accelerare improvvisamente e la FED anticipare il rialzo dei tassi, le probabilità di una correzione delle attuali valutazioni sull’azionario diventerebbero più concrete.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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