A cura di Sebastiano Chiodino, Head of Fixed Income di Generali Insurance Asset Management

Pilotare l’economia verso un atterraggio morbido, nel quale l’inflazione receda docilmente senza costi troppo elevati per l’attività economica nelle principali economie sviluppate, appare un’impresa sempre più ardua per governi e banche centrali.

Mentre i fattori di rischio geopolitico si moltiplicano e si accentuano le loro potenziali conseguenze, l’economia statunitense non sembra ancora prossima a quella virata verso la recessione attesa come l’inevitabile conseguenza dell’azione restrittiva della Federal Reserve.

Dopo i solidi dati del mercato del lavoro, lo confermano anche le vendite al dettaglio e la produzione industriale in settembre, entrambi sopra le attese di analisti e mercati. Solidi argomenti, nel quotidiano dibattito intorno al tema, per domandarsi quindi se il tasso d’interesse neutrale, quello al quale l’economia si espande senza generare troppa inflazione, sia ancora superiore al livello dei tassi correnti.

E i dubbi, sui mercati più spesso che altrove, sono facilmente tradotti in scelte. Scelte misurabili come i future sui fed funds, i tassi guida statunitensi che, dopo aver quasi prezzato la fine del ciclo di rialzi della banca centrale, sono tornati ad attribuire una probabilità non trascurabile a un nuovo rialzo nei prossimi tre mesi.

Questo mentre la crisi israelo-palestinese prospetta il rischio di un conflitto regionale di vasta scala e con esso di nuove tensioni sui prezzi dell’energia, che arricchirebbero il dilemma di politica monetaria di una dimensione esogena e difficilmente controllabile.

Nel mentre, la volatilità dei Treasury statunitensi e dei tassi europei resta elevata. E tale si conserverà nelle prossime settimane. Per investitori con un orizzonte temporale di medio termine, l‘opportunità d’investimento è già qui, nei livelli che lampeggiano negli screen degli operatori. Ma per coglierla suggeriamo gradualità e un’assunzione di rischio consapevole di una volatilità che resterà elevata.

Attenzione poi agli spread creditizi, che mal tollerano la volatilità del tasso e potrebbero quindi indebolirsi specie nei segmenti di rating più bassi.

 


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Redazione

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