Occhi puntati sul G7

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Il G7 che si apre oggi in Cornovaglia dovrebbe essere dominato da considerazioni sul cambiamento climatico. Jeremy Lawson, capo economista di Aberdeen Standard Investments research institute

Nei cinque anni trascorsi dall’Accordo di Parigi, le emissioni globali di gas serra hanno continuato ad aumentare e potrebbero non raggiungere il picco prima del 2022, richiedendo tagli alle emissioni ancora più drastici per raggiungere gli obiettivi di Parigi.

Nonostante le ambizioni dell’accordo, i contributi determinati a livello nazionale (NDC) per sostenere gli obiettivi legati al contenimento delle temperature sono stati inferiori di almeno l’80%. Gli sforzi attuali collocano il livello di riscaldamento del pianeta a 2,4°C, con tutti i danni che ne derivano.

Una riduzione duratura delle emissioni richiede un ampio consenso politico, sostenuto da una legislazione chiara. Ecco perché abbiamo sviluppato l’ASI Climate Policy Index per le principali economie avanzate.

Il nostro lavoro evidenzia che la maggior parte dei paesi sviluppati ha fatto progressi verso la decarbonizzazione, ma non ci sono ancora paesi con strategie Net Zero 2050 pienamente credibili. La Svezia e la Danimarca sono attualmente in testa, avendo inserito le iniziative sul clima in tutte le strategie politiche.

Il dilemma dell’investitore

Questo contesto politico, in cui gli obiettivi di riduzione delle emissioni globali sono insufficienti e privi di credibilità, è molto rilevante per la comunità degli investitori.

Un obiettivo chiave dell’accordo di Parigi era quello di garantire che i flussi finanziari fossero compatibili con gli obiettivi di abbattimento delle temperature fissati nell’accordo.

Questo ha portato a una corsa volta a incoraggiare gli attori dell’industria finanziaria, e le aziende in cui investono o a cui prestano, ad allineare le proprie decisioni di allocazione del capitale agli obiettivi di Parigi.

Se la politica globale non è allineata con questi obiettivi, non lo saranno nemmeno i flussi di capitale diretti dal settore finanziario.

Questa è una ragione fondamentale per cui la maggior parte degli impegni net-zero degli investitori e delle società sono subordinati alla condizione che le politiche dei governi si allineino agli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

In conclusione

La IEA ha dimostrato che una transizione verso emissioni nette zero entro il 2050 potrebbe sollevare, non limitare, l’attività economica.

I costi economici dell’inazione, per non parlare degli impatti sociali, sanitari e ambientali, fanno pendere la bilancia ancora di più verso un’azione nettamente più forte ora.

Le raccomandazioni chiave messe a punto dal team di Aberdeen per ripristinare la credibilità dell’Accordo di Parigi sono le seguenti:

– I Paesi devono aggiornare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni, in modo che l’insieme delle emissioni globali sia compatibile con il mantenimento delle temperature di almeno 2 °C al di sotto dei livelli preindustriali.

– Il maggior numero possibile di economie avanzate devono impegnarsi a raggiungere gli obiettivi Net Zero 2040. Questo alleggerirà il peso sulle economie emergenti e aumenterà la possibilità di raggiungere gli obiettivi di Parigi.

– I governi devono sostenere i loro obiettivi attraverso una legislazione vincolante. Questa deve includere un prezzo più oneroso per le emissioni di carbonio, una politica congiunta a tutti i livelli di governo e una maggiore spesa per la ricerca e lo sviluppo “zero carbon”.  

– Gli effetti regressivi dei prezzi più alti del carbonio vanno compensati destinando le entrate provenienti da iniziative legate a politiche progressive, compresa la riforma dei sistemi di trasferimento fiscale.

– I firmatari devono triplicare la dimensione del Green Climate Fund (GCF) e accelerare il Sustainable Development Mechanism (SDM) per aiutare la transizione.

–  I firmatari devono attuare modelli e standard chiari in materia di trasparenza sul clima, in linea con la Task-force sulle informazioni finanziarie relative al clima

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