Paesi Emergenti: interessante differenziale di crescita

Intervista a Kunjal Gala, Lead Portfolio Manager, Emerging Markets di Federated Hermes

 

Credete che le aspettative di prospettive economiche migliori in molti paesi emergenti contribuiranno ad attenuare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali?
Kunjai Gala

Assolutamente si: se osserviamo i differenziali di crescita tra Emergenti e Sviluppati, anni fa i mercati emergenti crescevano di circa 300-400 punti base rispetto agli sviluppati. Il differenziale di crescita si è ridotto nel corso degli anni fino a raggiungere solo circa 100 punti base nel 2021.

Gli ostacoli che si stanno manifestando, come l’inflazione, l’aumento dei tassi e la sicurezza energetica, stanno esercitando un impatto molto più forte sui mercati sviluppati rispetto agli emergenti.

Di conseguenza, il differenziale di crescita tra emergenti e sviluppati si amplierà nuovamente a favore dei mercati emergenti nel corso dei prossimi anni. Oltre a prospettive economiche relativamente migliori, molte Banche centrali dei Paesi emergenti sono state proattive nella gestione dell’inflazione, intervenendo tempestivamente nel ciclo dei tassi. Le politiche macro sono state prudenti, con una riduzione dei prestiti in dollari dopo il taper tantrum.

I prezzi più elevati delle materie prime hanno rappresentato un vantaggio per molti Paesi emergenti che ne sono grandi produttori. Il debito pubblico della maggior parte dei Paesi emergenti è stato tenuto sotto controllo. E molti hanno accumulato forti riserve in valuta estera per mettere in piedi un cuscinetto ai deflussi dinanzi al rafforzamento del biglietto verde. Questi sono fattori in grado di attenuare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi.

Quali paesi o aree emergenti potrebbero uscire rafforzate in caso di attenuazione o risoluzione delle tensioni geopolitiche in corso?

Se le tensioni geopolitiche si risolveranno, sarà l’Europa occidentale a beneficiarne maggiormente. Siamo nel bel mezzo di una crisi energetica nel Vecchio Continente. E un’eventuale risoluzione aiuterebbe la situazione energetica impendendo così un ulteriore peggioramento delle condizioni energetiche.

Le aspettative di inflazione a livello globale comincerebbero a moderarsi e anche le prospettive sui tassi si sposterebbero verso una FED/BCE meno falco. I mercati emergenti trarranno beneficio dal riassestamento delle aspettative sui tassi. E dal fatto che la valuta statunitense dovrebbe contenere i propri rialzi.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.