L’elezione di Trump negli Stati Uniti ha rappresentato, da fine 2024, un fattore ribassista per il prezzo del petrolio. L’analisi di Eurizon
La causa della ferma volontà della nuova amministrazione di spegnere la fiammata inflazionistica abbassando i prezzi dell’energia. A seguito di ciò, dopo un iniziale rialzo nel 2025 (dovuto alle sanzioni alla Russia e al clima rigido negli USA), il prezzo del petrolio ha avuto un andamento discendente, che lo ha portato su livelli simili a quelli di inizio 2022, con il WTI che si è attestato intorno a 67 dollari al barile e il Brent a 70 a metà marzo. Le previsioni OPEC sulla domanda, dopo continue revisioni al ribasso nel 2024, sono stabili da febbraio a 105,2 milioni di barili al giorno nel 2025, (+1,4 mbg annui), mentre secondo l’International Energy Agency (IEA) la domanda è prevista a 103,9 mbg nel 2025 (+1,0 mbg annui) che, con un’offerta stimata a 103,3, generebbe un surplus medio nel 2025 di 0,6 mbg. Va considerato però che l’IEA recentemente ha dichiarato che gli aumenti di produzione OPEC+ da aprile avrebbero il potenziale di generare 1,4 mbg di surplus nei prossimi mesi con probabili impatti ribassisti sul prezzo.
L’OPEC+, da fine 2022 aveva tagliato le quote di produzione, proseguendo poi nel 2023 con due ulteriori interventi (1,65 mbg ad aprile e 2,2 mbg a novembre) e la riduzione volontaria “aggiuntiva” da parte dell’Arabia Saudita e altri Paesi. Gli aumenti di produzione OPEC+ andranno progressivamente a reintegrare i tagli decisi a novembre 2023, configurando un aumento totale di 2,2 mbg spalmati gradualmente su più mesi fino a settembre 2026. A livello di produzione effettiva ci sono differenze evidenti fra i Paesi facenti parte del cartello originale e i Paesi facenti parte del cartello allargato (nato nel 2016):– I Paesi OPEC fondatori hanno quasi costantemente prodotto meno petrolio di quanto dichiarato (sostenendo così i prezzi).- I Paesi OPEC+ del gruppo allargato dal 2016, invece, hanno prodotto spesso quantità di petrolio maggiori rispetto alle quote assegnate. Guardando al totale dei Paesi OPEC+ sottoposti alle quote, però, va notato che la produzione effettiva è risultata in lieve calo dai livelli di inizio 2024, a fronte di una riduzione dei tagli “aggiuntivi” dell’Arabia Saudita.
In teoria la produzione OPEC+ dovrebbe aumentare nei prossimi mesi, ma il livello attuale reale, raggiunto dal cartello allargato, si trova già su livelli superiori (di 0,3 mbg) a quelli previsti dagli aumenti confermati ad aprile e che si concluderanno a settembre 2026. Nel momento in cui la produzione OPEC+ effettiva aumentasse, la credibilità del sistema delle quote non ne gioverebbe, ma dall’altro lato il probabile calo del prezzo aiuterebbe il cartello a recuperare quote di mercato, permettendogli di rimanere tuttavia in linea con gli obiettivi ribassisti sul prezzo dell’amministrazione Trump. La produzione di petrolio negli USA è cresciuta ai massimi storici negli ultimi anni a sfiorare circa 14 mbg e continuerà a crescere nelle previsioni dell’IEA. Il rischio, in questo caso rappresentato dal calo della profittabilità dei produttori USA, si potrebbe concretizzare se i prezzi dovessero scendere in area 45-50 dollari al barile, dato che verrebbe a mancare l’incentivo per nuovi investimenti in nuovi pozzi con conseguente rallentamento dell’offerta
Redazione
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