Intervista a Mario Cribari, gestore Bluestar

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?
Mario Cribari

Nell’attuale contesto storico le asset class che più beneficeranno di un rialzo dell’inflazione sono i real assets. In particolare le materie prime (tra cui i preziosi), gli estrattori delle stesse e taluni settori azionari come quelli legati alle infrastrutture.

Il conseguente rialzo dei tassi atteso, in concomitanza con la politica lassista delle banche centrali, sfavorisce alcuni titoli growth dei listini azionari, soprattutto di quelle società che incapaci di generare utili oggi stanno in piedi solo sulla speranza di poterli fare in futuro (ma il cui valore atteso decresce al crescere dei tassi di interesse).

I segmenti più ciclici e più value potrebbero invece essere favoriti anche se, al momento, appaiono meno interessanti di qualche settimana fa.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

Il futuro appare molto incerto, sia riguardo alla fine della pandemia sia per gli effetti di lungo termine una volta esauriti gli aiuti statali.

Nella migliore delle ipotesi riteniamo che sia comunque ancora sottovalutata la possibilità di un incremento permanente e significativo dell’inflazione.

L’aumento della massa monetaria, della spesa pubblica, delle infrastrutture, la green economy, la de-globalizzazione cominciata con Trump e acuita dalla crisi pandemica, le numerose supply chain disruptions e infine la riduzione della forza deflattiva delle economie emergenti (sempre più consumatrici e meno esportatrici) depongono tutte a favore di un aumento dell’inflazione sia dal lato costi (materia prime) che della domanda.

La rivoluzione tecnologica è più matura e diventa neutrale in termini deflattivi, così come la rivalutazione delle valute emergenti e la svalutazione di quelle occidentali. Aggiungiamo gli effetti delle politiche per ridurre le disuguaglianze sociali a favore della classe media, annichilita da anni di globalizzazione selvaggia e che ha soffiato a favore dei populismi.

Ciliegina sulla torta: la dichiarata volontà delle banche centrali di restare abbondantemente “behind the curve”. E rappresentare i primi compratori del debito emesso dai loro Stati. La loro credibilità antinflazionistica è ormai prossima allo zero. Se insieme all’inflazione avremo, auspicabilmente, anche crescita lo scenario di medio lungo termine può essere comunque positivo (ma necessita di un reset di alcune aspettative di mercato).

Se invece a più alti livelli di inflazione si affiancasse anche bassa crescita economica i problemi per i mercati potrebbero diventare seri. Non è immaginabile che qualunque cosa capiti gli Stati possano continuare a “mettere pezze” aumentando il debito all’infinito.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.