L’outlook per il 2025 presentato dalla casa di gestione statunitense, leader mondiale in termini di AUJM in fondi attivi, è incentrato sul ritorno a solidi principi di asset allocation nell’ambito di un insieme dei mercati ricco di opportunità.

In particolare un ruolo importante dovrebbe venire da una solida allocazione in reddito fisso, i cui rendimenti rimangono ancora buoni e che pertanto forniscono un importante pilastro di diversificazione del rischio.

Uno scenario di partenza fatto di inflazione in calo e tassi nominali ancora consistenti tende a essere ideale per chi investe in obbligazioni, in quanto non vi è la necessità di dovere contare su significativi guadagni in conto capitale per potere incassare rendimenti positivi.

Flavio Carpenzano

Al riguardo qualche cifra interessante viene fornita da Flavio Carpenzano, Investment Director per il reddito fisso di Capital Group:” Anche se le banche centrali iniziano a ridurre i tassi, i rendimenti rimangono al di sopra delle medie storiche. L’inflazione è diminuita, rendendo i rendimenti reali positivi.

Gli elevati rendimenti iniziali sono un buon indicatore dei rendimenti futuri e il reddito fisso potrebbe fornire solidi rendimenti, principalmente dalla cedola, senza la necessità di un apprezzamento significativo dei prezzi e di tagli dei tassi.

I rendimenti intorno al 5% per le obbligazioni societarie di alta qualità in USD sono interessanti. E i rendimenti totali a una sola cifra nei prossimi 12-18 mesi sembrano ragionevoli”.
Julie Dickson

Sul lato invece dell’equity statunitense Julie Dickson, Investment Director per l’azionario di Capital Group, sottolinea come probabilmente gli Stati Uniti hanno sostanzialmente saltato un pezzo, specificatamente quello finale costituito da una recessione, nel ciclo economico attuale.

L’eventualità più probabile è che la prima economia del mondo si sia collocata di nuovo in un punto intorno alla metà di un tipico ciclo macro. Ciò si dovrebbe tradurre in ancora diversi anni di buon incremento dei profitti da parte delle società statunitensi. Ovviamente ciò fornirebbe un serio sostegno ai corsi di un azionario oggettivamente caro.

Storicamente, ricorda sempre Dickson, i rendimenti medi dell’S&P 500 in un quadro macro-economico comparabile sono stati intorno al 14% annuo. Va detto che gli elementi di incertezza oggi sono tali e tanti (in primis ovviamente la possibile guerra dei dazi globale) da indurre a una certa prudenza nel guardare ai pattern del passato.

Inoltre sicuramente il grande tema dell’intelligenza artificiale potrebbe sia continuare a fornire una spinta ai listini sia rivelarsi foriero di delusioni sul breve periodo. Sempre Dickson al riguardo fornisce un’analisi decisamente interessante di un comparto ancora nella sua infanzia, che potrebbe rivelare potenzialità inaspettate e contemporaneamente un eccesso di investimenti nel breve:” I colossi tecnologici spendono troppo per l’intelligenza artificiale o questa tecnologia avrà un impatto maggiore delle attese? La risposta potrebbe essere entrambe le cose. Spesso sovrastimiamo i mega trend a breve termine, mentre li sottovalutiamo nel lungo periodo.

Si consideri che le prime stime sulle dimensioni dei mercati dei personal computer, di Internet e del cloud computing erano molto inferiori ai dati reali. L’ampia utilità dell’IA rende il suo potenziale di mercato enorme e imprevedibile. Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft prevedono di investire 500 miliardi di dollari nell’IA nei prossimi tre anni. Anche se potrebbe esserci un eccesso di investimenti, questa è una caratteristica del cambiamento tecnologico.

È necessario un periodo di sperimentazione per determinare il vantaggio competitivo dell’IA, che probabilmente porterà a un inverno dell’IA prima di realizzare i guadagni. Come per ogni nuova tecnologia, ci saranno vincitori e vinti.

Ricordate quando Apple inseguiva Blackberry per il dominio degli smartphone? Stiamo cercando attivamente di identificare i vincitori e di evitare i perdenti”.

Dunque occhi aperti sulle grandi opportunità. Fra esse ricordiamo anche brevemente la ripresa degli investimenti in Europa, mitigando però i rischi per mezzo di un’asset class obbligazionaria oggi nelle condizioni migliori da diversi anni a questa parte.


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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.