Intervista a David Rees, senior emerging markets economist di Schroders.

Ritiene che in Cina ci siano le potenzialità per una ripresa economica?

«L’economia cinese ha registrato una forte ripresa nel terzo trimestre, recuperando tutta la produzione persa a causa dei lockdown all’inizio dell’anno: in questo arco temporale, infatti, è cresciuta del 3,9% destagionalizzato, il che significa che il tasso di crescita annuale del Pil ha accelerato dallo 0,4% del secondo trimestre al 3,9% del terzo, un risultato migliore di quanto previsto dagli analisti. Le stime di consenso erano per una crescita del 3,5% su base trimestrale e del 3,4% su base annuale. Una serie di indicatori economici non brillanti e un insolito ritardo dei conti nazionali durante la settimana del congresso del Partito comunista cinese avevano sollevato il sospetto che la crescita sarebbe stata più debole di quanto generalmente previsto. I dati sull’attività di settembre, pubblicati insieme ai conti nazionali completi del terzo trimestre, hanno mostrato che la produzione industriale ha inaspettatamente accelerato proprio a settembre, grazie a numeri sulle esportazioni migliori del previsto. L’incremento della produzione industriale è salito al 6,3% annuo, dal 4,2% annuo di agosto».

Quali pensa che saranno i futuri trend di consumo del paese?

«La domanda interna è ora chiamata a trainare la crescita futura. Da tempo, sosteniamo che l’economia nazionale inizierà a beneficiare di un miglioramento ciclico a partire dalla fine del terzo trimestre. È inoltre incoraggiante che i dati recenti abbiano rivelato timidi segnali di stabilizzazione nel settore immobiliare dopo ulteriori politiche mirate. La nostra previsione è di una crescita del Pil del 3,3% quest’anno, con una ripresa al 5% nel 2023».

Qual è il suo giudizio sulle valutazioni delle azioni cinesi e dove ritiene che si possano cogliere le migliori opportunità d’investimento? 

«I titoli azionari cinesi hanno vissuto alcuni anni di montagne russe. Dopo un breve sell-off in risposta all’epidemia di Covid-19, le azioni locali sono salite di quasi il 60% in meno di un anno, trainate dalle società tecnologiche grazie all’accelerazione dell’adozione del digitale causata dalla pandemia. Tuttavia, dall’inizio del 2021, una combinazione di fattori ha fatto sì che il mercato abbia subito un forte calo. In questa fase, restiamo convinti a mantenere l’esposizione alla Cina nell’ambito della nostra più ampia allocazione ai mercati azionari emergenti. Sebbene la volatilità possa persistere nel breve termine, maggiore chiarezza sulle politiche legate al Covid e il sostegno al mercato immobiliare potrebbero aiutare il sentiment degli investitori. Riteniamo che anche le valutazioni a questi livelli siano favorevoli. Nel lungo periodo, la Cina finirà probabilmente per svolgere un ruolo chiave in altri temi d’investimento da noi privilegiati, tra i quali la disruption tecnologica e la transizione energetica. La Repubblica Popolare detiene la stragrande maggioranza della catena di fornitura dei pannelli solari a livello mondiale, controllando almeno il 75% di ogni fase chiave della produzione e della lavorazione dei pannelli solari fotovoltaici. La Cina continua a essere leader anche in termini di investimenti, rappresentando quasi i due terzi degli investimenti solari globali su larga scala. Solo nella prima metà del 2022, il paese ha investito 41 miliardi di dollari, con un aumento del 173% rispetto all’anno precedente».

Ci sono segnali che indicano il ritorno a un atteggiamento più pragmatico delle autorità cinesi? 

«Ci sono stati alcuni alleggerimenti delle restrizioni legate al Covid. Le rigide regole di quarantena sono state ridotte da 14 giorni in una struttura centralizzata a sette giorni seguiti da altri tre a casa. Si tratta della prima modifica alla politica zero Covid dalla sua introduzione. Nel tentativo di migliorare la situazione abitativa, sono stati prestati 148 miliardi di dollari ai costruttori per completare i progetti aperti, anche se si stima che siano necessari 444 miliardi di dollari. La People’s Bank of China ha anche tagliato il tasso di interesse a cinque anni dello 0,15%, rendendo i mutui leggermente più economici, con l’obiettivo di stimolare la domanda. Quest’anno, inoltre, i policymaker hanno emesso una serie di obbligazioni speciali per progetti volti a stimolare gli investimenti nelle infrastrutture, esaurendo una quota iniziale entro giugno. Da allora è stato approvato un totale di 300 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali aggiuntivi: finora, tutto ciò non è sufficiente a risolvere i problemi, ma è un segnale della volontà del governo di sostenere le industrie chiave. Altrove, si registrano altri dati positivi, con la crescita dei prestiti bancari che è tornata positiva all’inizio dell’anno, storicamente un buon indicatore di migliori performance azionarie. Alla luce del sell-off, le azioni cinesi sono valutate al di sotto della loro media di lungo periodo. Tuttavia, va notato che c’è ancora un’ampia disparità tra i settori, con le aziende tecnologiche e quelle della “new economy” che appaiono ancora relativamente costose rispetto alle società più tradizionali».

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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav