Intervista a Cristina Matti, Head of European Small & Mid cap di Amundi


Come si sono comportate le small cap europee in questa difficile fase di mercato e quali scelte di portafoglio (per paesi, settori etc) avete messo in atto per fa fronte alla situazione?
Da inizio anno si è abbattuta una ‘tempesta perfetta‘ sulle piccole imprese. Il calo delle quotazioni in borsa è cominciato con una rotazione di portafoglio, dai titoli growth a quelli value.
La guerra in Ucraina, poi, ha innescato maggiore incertezza e volatilità sui mercati, esacerbando l’inflazione, spinta soprattutto dalla crisi energetica, dalle commodity e le materie prime. Inoltre, la stretta monetaria da parte delle banche centrali per fare fronte all’impennata dei prezzi ha reso più complessi i finanziamenti per le imprese.
Tutto questo ha contribuito a ridurre la propensione degli investitori al rischio. In particolare, è diminuito l’interesse verso i titoli a bassa capitalizzazione, che, oltre ad essere solitamente più costosi, sono legati alla crescita e pertanto considerati più rischiosi. Da qui deriva la loro sottoperformance rispetto ai titoli a larga capitalizzazione nel 2022.
Basti pensare che l‘MSCI Europe Small Cap ha perso oltre il 30% dai massimi storici toccati lo scorso novembre. Bisogna però ricordare che provenivamo da un decennio di ritorni assoluti positivi fatta eccezione per il 2018.
In questo contesto, la diversificazione è la chiave per navigare nell’incertezza che incombe sui mercati. Abbiamo aumentato la nostra esposizione verso i titoli del settore finanziario e in particolar modo verso le banche. Così da sfruttare l’effetto che il rialzo dei tassi avrà sul loro margine di interesse.
Per quanto riguarda le commodity, restiamo ancora esposti, mentre abbiamo ridotto le posizioni nei settori esposti ai consumi discrezionali.
A vostro avviso, quali condizioni dovrebbero materializzarsi per consentire alle quotazioni delle small cap del Vecchio Continente di risalire la china nel corso dei prossimi anni?
La parola chiave è stabilizzazione, per quanto riguarda l’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse. Se questa avverrà, allora le small cap dovrebbero tornare ad essere più attraenti, dal momento che il mercato ha già scontato un forte rallentamento della crescita economica.
Solitamente i titoli small cap iniziano a sovraperformare verso la fine di un periodo di recessione, anticipando una ripresa. A nostro avviso, vista la correzione dei mercati ancora in atto, una normalizzazione delle condizioni economiche e delle politiche monetarie riporterebbe interesse verso questa asset class.
Il punto interrogativo più grande resta quello legato agli utili reali, che potrebbero scendere ancora. In ogni caso, crediamo che i multipli attuali riflettano già un buon taglio degli utili per azione. Infine, una risoluzione rapida della guerra sarebbe un buon segnale per la ripresa delle performance.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

