State Street: “Iniziamo a vedere il bicchiere mezzo pieno”

E’ troppo presto per dare credibilità alle voci di recessione globale. I commenti degli esperti di State Street Global Advisors

PARLARE DI RECESSIONE GLOBALE E’ PREMATURO

Amlan Roy, responsable of Global Macro Policy Research di State Street Global Advisors

“In qualità di crisis researcher e policy advisor, posso tranquillamente affermare che questa volta la situazione è davvero diversa. Non trattandosi di una questione di debolezza finanziaria o economica, abbiamo a che fare con incognite scientifiche legate alla salute. Panico e paura stanno causando enormi picchi di volatilità nelle asset class. Il panico eccessivo e la paura sono le reazioni peggiori che possono nascere in momenti come questo ed è necessario l’equilibrio. Il mercato ha ritenuto inefficaci le azioni coordinate delle banche centrali, mentre l’azione congiunta del G7 – guidato dal presidente Emmanuel Macron – e del G20 – guidato dal Primo Ministro Narendra Modi – mette in luce la necessità di agire rapidamente e di ridurre al minimo dispute legislative e burocrazia. Le voci sulla “recessione globale” creano confusione quando si basano su perdite dei mercati azionari e volatilità”.

POSITIVITÀ ALL’ORIZZONTE

Altaf Kassam, responsabile Investment Strategy & Research per l’area EMEA di State Street Global Advisors

“Nonostante  ieri il mercato abbia avviato le contrattazioni con uno stop quasi istantaneo in un contesto di sospensioni al ribasso (limit down circuit breaker), dopo la riapertura degli scambi il sentiment sembrava più “costruttivo”. Non si è trattato di un “sell into any rallies” simile a quello a cui abbiamo assistito ultimamente, ma di un approccio più riflessivo. Dopo la fase di netto calo registrato dal mercato, sembra che alcuni inizino lentamente a vedere il bicchiere mezzo pieno. Se da un lato le difficoltà del settore dell’energia e delle compagnie aeree sono molto evidenti, dall’altro c’è un crescente interesse per i titoli “bottom-fishing”, alcuni dei quali hanno perso oltre il 70% dal 19 febbraio, come osservato ieri dall’andamento dello Stoxx 600. A fine giornata, il calo iniziale del 10% si è attestato “solo” al 4,8%. Il risultato finale? La ferocia del sell-off sembra essersi attenuata e sembra più probabile che si verifichi un rally dei nomi “bottom-fishing” rispetto ai continui cali a cui abbiamo assistito di recente. Abbiamo ancora molto da imparare sullo sviluppo di questa pandemia ma per ora, sul mercato, c’è più interesse per i possibili punti di ingresso rispetto al passato recente”.

RIDEFINIRE I BENI RIFUGIO

Marija Veitmane, Multi Asset Class Research di State Street Global Markets

“In mezzo al forte sell-off, le strategie basate sui fattori offrono agli investitori un barlume di speranza. Le azioni quality, momentum e growth stanno sovraperformando gli indici più ampi, sia da inizio anno ad oggi, sia dal picco del mercato azionario del 19 febbraio. Questo suggerisce che gli investitori ancora non si arrendono e vendono le proprie posizioni senza tener conto dei fondamentali. Per ora, sembra che siano alla ricerca di sicurezza nelle aree percepite come quelle con maggiore possibilità di superare la crisi, fattore che spiega la continua sovraperformance dei settori IT ed healthcare. Quest’anno anche le azioni statunitensi – dominate da questi settori – hanno registrato performance relativamente migliori. D’altra parte, i titoli value – dove prevalgono i settori dell’energia e finanziario – stanno soffrendo, trascinando al ribasso l’azionario europeo e britannico”.

NON C’È NIENTE DI SICURO?

Benjamin Jones, Multi Asset Research di State Street Global Markets

“La scorsa settimana l’oro sembrava aver perso lo status di bene rifugio e non è stato immune dallo shock della volatilità. Con la paura che dominava i mercati, in ogni seduta l’oro ha riportato un calo, segnando così una perdita settimanale del 9% – il più forte mai registrato su base settimanale dal 1983. Le necessità di alcuni gestori di integrare i margini o di coprire le perdite in altre attività rappresentano probabilmente la ragione per cui gli ETF sull’oro hanno registrato i primi deflussi settimanali da gennaio. Tuttavia il supporto di lungo termine per l’oro è ancora forte. Per contrastare l’epidemia del COVID-19, le banche centrali hanno effettuato un taglio dei tassi d’urgenza, portandoli a zero. Ci vorrebbe un miracolo per vedere le banche centrali cambiare rotta se l’incertezza sull’impatto economico del virus dovesse perdurare, anche in caso di diminuzione del numero dei contagi. Di conseguenza i rendimenti reali negli Stati Uniti sono scesi al di sotto dei livelli del 2011 e restano ancora bassi, fattore che dovrebbe sostenere l’oro nei prossimi mesi”.