Tassi e mercati internazionali sotto la lente degli esperti di Axa Im. I contributi di Alessandro Tentori, Chris Iggo ed Ecaterina Bigos

Alessandro Tentori, Chief Investment Officer Europe AXA IM

Le risposte messe a punto dalle Banche Centrali per far fronte alle asimmetrie economiche potrebbero essere molto diverse. Negli Usa, la Fed è alle prese con la gestione di uno shock asimmetrico causato dalla politica commerciale voluta dall’amministrazione Trump. La Banca Centrale Usa ha un compito difficile: pesare la politica monetaria in una fase in cui non è dato sapere quando e come gli effetti dei dazi si faranno sentire su inflazione e crescita.

La Bce ha un compito molto più semplice: gestire uno shock simmetrico (lieve calo di crescita ve inflazione) con strumenti monetari standard. In entrambi i casi dovremmo assistere a un taglio dei tassi. Tuttavia, per la Fed si pone il dilemma ‘privilegiare la stabilità dei prezzi o la piena occupazione’.

Chris Iggo, Chief Investment Officer di AXA IM Core

Le incertezze che dominano lo scenario politico Usa hanno fatto sentire i loro effetti sulle asset class a stelle e strisce: nel corso del 2025 sia l’equity che i bond a lungo termine hanno registrato delle perdite. Solo l’investimento in bond a breve scadenza ha generato rendimenti positivi year to date ed ha garantito minori drow dawn. Gi asset creditizi con un rischio di tasso d’interesse limitato dovrebbero continuare a garantire risultati positivi.

In caso di evoluzione sfavorevole, gli asset statunitensi rimangono quelli più a rischio, viste le minacce per crescita, inflazione e tassi di interesse. A livello internazionale, pochi mercati azionari potrebbero essere immuni dall’incertezza, tuttavai, quelli caratterizzati da multipli di valutazioni basse dovrebbero registrare i risultati migliori. Alla luce delle valutazioni attuali, Regno Unito, Canada, Australia ed eurozona presentano i rischi di drawdown minori.

Ecaterina Bigos, Chief Investment Officer, Asia ex-Japan, AXA IM Core

I recenti timori sugli investimenti esteri nel credito statunitense sono stati guidati da una serie di fattori: presunto declino dell’eccezionalismo Usa, rimpatrio dei depositi, apprezzamento di alcune divise come il dollaro di Taiwan. I dati mostrano che storicamente non esiste alcuna relazione strutturale tra il dollaro statunitense e le partecipazioni degli investitori stranieri in obbligazioni societarie statunitensi.

Le variabili più rilevanti da monitorare restano l’offerta di risparmio globale e le limitate alternative d’investimento nazionale concorrenti. Se la vendita di polizze in dollari divenisse difficoltosa per gli investitori asiatici, ci potrebbero essere effetti negativi sul credito Usa perchè le stesse compagnie assicurative si troverebbero a disporre di meno risorse da destinare all’asset class.

 


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Redazione

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