Intervista a Daniele Vadori, Director – Head of Equity Investments di Finint Investments SGR

 

Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed?
Daniele Vadori

Il comparto tecnologico americano indubbiamente è quello che più di tutti sta evidenziando il momento di incertezza degli investitori riguardo le prospettive di crescita dell’economia americana e globale alla luce del rinnovato contesto attuale.

Inflazione e azioni correttive della Fed sul fronte dei tassi d’interesse unitamente allo spettro, seppur lontano, di una possibile recessione giustificata dalle recenti revisioni sui saggi di crescita, sono gli elementi che ancora condizionano le prospettive di investimento attuali.

Senza dimenticare la crisi geopolitica Ucraina e il rallentamento dell’economia cinese attualmente concentrata nell’attuazione delle proprie politiche zero covid per arginare possibili futuri fenomeni di recrudescenza della pandemia.

Senza dubbio non è il momento di abbassare la guardia: l’attuale contesto, infatti, non avvalora l’idea che ci si possa attendere una riduzione nel breve termine dell’attuale volatilità. E potrebbe giustificare eventuali ulteriori prese di beneficio rispetto ai valori attuali.

Altrettanto, non bisogna commettere l’errore di ritenere che il comparto tecnologico in particolare ne stia risentendo in virtù dei suoi fondamentali: è naturale che in un contesto di miglioramento della redditività obbligazionaria e di risk-off degli operatori, sia la componente growth nel contesto azionario a essere ridotta per prima. E di conseguenza si ottenga una rivalutazione dei multipli sottostanti. Ma le evidenze delle trimestrali mostrano ancora una tenuta degli utili e il fermento del mercato del lavoro rimane intatto.

Paradossalmente, i corsi attuali di molte società leader del comparto possono risultare un entry point interessante alla luce del recente sell-off. Con alcune differenze rispetto al recente passato: è difficile che un eventuale recupero dai corsi attuali si mostri in maniera generalizzata richiedendo quindi una maggiore capacità di stock picking in relazione alle prospettive delle singole aziende più che del comparto nella sua interezza.

A cui bisogna aggiungere necessariamente una rinnovata capacità di time to market: il processo di stabilizzazione dall’attuale volatilità sarà molto più lento e graduale e difficilmente si presenterà con una traiettoria ad U richiedendo quindi, anche qui, una miglior programmazione nella gestione di portafoglio. Vale a dire concentrare, in questa fase, l’attenzione verso una prospettiva di medio lungo termine per poter seguire e reagire al meglio rispetto all’evoluzione dell’attuale contesto.

Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?

Gli attuali tassi di crescita dell’economia americana, seppur rivisti al ribasso, attualmente non giustificano uno scenario prospettico di questo genere e le azioni della Federal Reserve, volte ad arginare la crescita inflazionistica, evidenziano come comunque tra gli obbiettivi congiunti ci sia quello di evitare la prospettiva di un ulteriore rallentamento del contesto economico.

Di conseguenza, in virtù della recente normalizzazione di molte valutazioni nel comparto, eventuali situazioni di incertezza anche sul fronte della sostenibilità del debito appaiono già prezzate dal recente storno che ha colpito anche l’asset class obbligazionaria corporate.

Inevitabilmente la situazione appare molto in divenire, da qui la volatilità nel comparto analogamente a quanto sta avvenendo sul fronte azionario: gli attuali movimenti di mercato appaiono comunque più guidati dalla volontà degli investitori di operare un ribilanciamento che consenta di superare al meglio questa fase piuttosto che da timori legati a una prospettiva di elevato rischio per questa categoria di titoli in particolare nel medio termine.

L’unico scenario che potrebbe modificare questo approccio valutativo e costringere a guardare ai portafogli in ottica di downgrade o addirittura di default potrebbe essere associato all’eventualità dell’ingresso dell’economia americana in territorio recessivo in combinazione con la prospettiva dell’inefficacia delle attuali azioni nella riduzione dell’inflazione Ma attualmente, stante la situazione, risulta difficile ritenere che uno scenario del genere si possa verificare, nonostante gli allarmismi.

Sicuramente, anche qui, molto dipenderà dall’evoluzione della situazione nei prossimi mesi. E sarà quindi fondamentale la verifica delle prossime trimestrali per poter monitorare al meglio le variabili economiche coinvolte, mantenendo in ogni caso un approccio votato alla cautela, in quanto comunque difficilmente assisteremo a una riduzione della volatilità nel breve periodo.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.