A colloquio con Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?

Il trend al rialzo dei rendimenti dei treasury si è protratto per la maggior parte di quest’anno, con i rendimenti cumulativi dei titoli di Stato USA a dieci anni che, negli ultimi tre anni, hanno ricordato il sell-off dei mercati azionari durante la crisi Covid.
Un simile andamento può sembrare controintuitivo in un contesto in cui i prezzi al consumo hanno confermato il proprio percorso disinflazionistico e nonostante le diverse criticità riscontrate quest’anno (dalla crisi delle banche regionali all’inasprimento degli standard creditizi).
Tuttavia, è la tenuta dell’economia statunitense che ha sorpreso molti. A questo proposito, è interessante notare che il rendimento del decennale statunitense ha raggiunto un picco del 5% in concomitanza con la pubblicazione dei dati sul PIL nel terzo trimestre, che hanno registrato la crescita record del 4,9% (trimestre su trimestre), per poi diminuire.
Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di stato Usa a scadenza più breve?
La crescita economica dovrebbe rallentare nei prossimi mesi così come l’inflazione. La trasmissione dell’aumento dei tassi di interesse sta funzionando e le condizioni finanziarie sono più stringenti.
Tuttavia, il tasso neutrale rispetto al rischio è salito a livelli che non risultano sostenibili. Di fatto, tali livelli di tassi reali possono permanere solo fino a quando i buffer “Covid” (liquidità in eccesso) e il premio per il rischio ridotto sui titoli azionari saranno in grado di proteggere l’economia da un costo del capitale più elevato, ma non oltre. Pertanto, presumiamo che le banche centrali abbiano terminato il proprio ciclo di rialzi.
I mercati dei tassi hanno registrato un massiccio sell off. Ma ipotizzare che la mean reversion possa essere d’aiuto dopo un movimento così massiccio appare semplicistico. Pertanto, è necessario guardare più in profondità. Le scadenze a cinque anni appaiono particolarmente interessanti, poiché i mercati si aspettano che i tassi di policy rimangano più o meno al 4% nel prossimo futuro. Mentre i rendimenti di titoli con scadenza molto lunga appaiono più a rischio, data la necessità di finanziare un deficit molto ampio.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

