Trump sta affrontando gli squilibri macroeconomici degli Stati Uniti trattando i sintomi piut tosto che la causa principale dei problemi. Ivez Bonzon, group chief investment officer at Julis Baer

Uccidere Wall Street non aiuterà Main Street

Trump ha del tutto esagerato il livello e il campo di applicazione dei dazi sulle importazioni annunciati nel Giardino delle Rose il 2 aprile 2025. Il persistente disavanzo commerciale degli Stati Uniti è, in parte, strutturale a causa dello status di va luta di riserva del dollaro statunitense. Ma è anche dovuto a una combinazione di politiche mercantiliste in alcuni pri mari Paesi al di fuori degli Stati Uniti nonché a problemi endogeni.

La politica fiscale è stata eccessivamente accomodante

La politica industriale statunitense è stata vistosamente assente, anche nel settore della formazione dove tutto ha inizio. Ciò ha determinato una polarizzazione tra un’élite estremamente istruita che costituisce una piccolissima parte della popolazione e un’ampia parte della società le cui competenze, una volta terminata la scuola, sono ben lontane dall’essere sufficienti per competere in un mondo globalizzato.

Tentare di ridurre il deficit esterno e il deficit fiscale dell’America con la proposta cura di dazi punitivi ucciderà il paziente piuttosto che curare la malattia.

Un approccio alternativo

Un approccio intelligente sa rebbe stato l’applicazione di dazi del 10%, come suggerito da investitori come Stanley Druckenmiller e da altre voci sagge, e implementare politiche che avrebbero gradualmente corretto l’andamento dell’economia degli Stati Uniti nel corso dei prossimi 10-20 anni, ossia una versione contemporanea di New Deal.

Obiettivi irrealistici nel breve termine

Credere di poter reindustrializzare, in modo estremamente rapido, i settori statunitensi critici per la sicurezza nazionale è del tutto illusorio. Fortunatamente quando non è rimasto più nessun adulto nella stanza, i mercati dei capitali moderni vengono in soccorso. È esattamente ciò che è successo quando i «fantastici» dazi del Presidente Trump hanno innescato la disordinata chiusura di operazioni di base su titoli di Stato statunitensi stimate in USD 1 trilione da parte di un gruppo di hedge fund statunitensi.

Ricordate Long Term Capital Management?

Tale situazione ricorda l’autunno del 1998 quando l’hedge fund Long-Term Capital Manage ment registrò un crollo che costrinse la Fed a intervenire massicciamente per contenere il rischio sistemico e che pose le basi per la successiva bolla delle dot-com del 1999. Invece di diminuire, i rendimenti dei titoli di Stato statuni tensi a 10 anni sono aumentati rapidamente negli ultimi giorni e la liquidità del mercato obbligazionario si è pro sciugata.

Concordiamo tutti sul fatto che sono ormai ma turi i tempi per un nuovo accordo monetario. Tuttavia, la strada per Mar-a-Lago non deve passare attraverso una recessione globale autoinflitta.

Rimaniamo dell’opinione che i dazi siano solo la prima fase di un piano molto più grande finalizzato a rafforzare la si curezza nazionale degli Stati Uniti.

Per rimanere la principale potenza mondiale, gli Stati Uniti vogliono sistemare i problemi interni e ridurre la dipendenza dai deficit fiscali. L’obiettivo ultimo è ridurre il costo del servizio del debito federale e spendere in modo più efficiente in difesa. Più in generale, tali azioni potrebbero potenzialmente implicare la fine di Bretton Woods 2 – un sistema che ha favorito modelli di crescita guidati dalle esportazioni, in particolare in Asia. Transizioni di questo tipo sono rare e molto ri schiose, non da ultimo per gli stessi Stati Uniti.

Gli Usa hanno bisogno di una disintossicazione fiscale

Continuiamo a considerare la mossa dei dazi voluta da Trump pericolosa in un periodo in cui l’economia degli Stati Uniti necessita di una «disintossicazione fiscale» (citazione originale del Se gretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent). L’impulso fiscale negativo, il maggior costo per le famiglie statunitensi delle merci importate e l’effetto ricchezza negativo del calo di volume degli attivi hanno comportato un notevole aumento delle probabilità di una recessione de gli Stati Uniti.

Tutto ciò avviene dopo un crollo a -0,8% della stima del GDP Now della Fed di Atlanta, modificata per l’impennata delle importazioni di oro (in previsione di dazi sull’oro che devono ancora materializzarsi). In altre parole, i dazi arrivano in un’economia che è già in sostan ziale rallentamento.


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Redazione

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