Intervista a Mohammed Kazmi, portfolio manager, macro strategist, Union Bancaire Privée (UBP)

La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?
La Federal Reserve ha proseguito sulla strada di una svolta hawkish anche nella riunione del 26 gennaio 2022, quando il presidente Powell ha posto l’accento sull’aumento delle pressioni inflazionistiche, pur mostrandosi meno preoccupato per la crescita nonostante l’ondata di casi dovuti alla variante Omicron, e sottolineando come gli indicatori di attività economica e occupazione abbiano continuato a rafforzarsi.

Uno dei messaggi chiave di Powell si è concentrato sulle differenze fra questo ciclo di tightening e quello precedente, iniziato nel 2015.
In particolare, il presidente della Fed ha ricordato che l’economia, il mercato del lavoro e l’inflazione fanno registrare dati molto più alti rispetto all’ultimo ciclo di rialzo dei tassi, concludendo che queste differenze avranno probabilmente implicazioni di rilievo sul ritmo degli aggiustamenti alla policy.
Di conseguenza, Powell ha scelto di non escludere la possibilità di un aumento dei tassi di 50 punti base a marzo. O di un rialzo nei meeting successivi, nonostante il consensus generale propendesse per un ritmo graduale di aumenti su base trimestrale. Con sette riunioni nel 2022, queste dichiarazioni lasciano ampio margine di manovra alla Fed per aumentare i tassi di interesse solo quest’anno, se le pressioni inflazionistiche attuali persistessero. Anche se – al momento della redazione di questo commento – per il 2022 il mercato prevede cinque rialzi.
Pertanto rimaniamo cauti sui tassi d’interesse. E continuiamo a pensare che ci sia spazio perché i tassi si muovano verso l’alto, soprattutto nella parte anteriore delle curve, data l’accresciuta cautela e sensibilità della Fed quando si tratta di inflazione, insieme all’incertezza sui tempi della decelerazione.
In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?
Anche la pressione derivante dalle scelte di altre Banche centrali sta sostenendo questo rialzo dei tassi, come possiamo osservare dopo le recenti virate hawkish volute da altri Istituti centrali di primo piano, tra cui la BCE e la BoE.
Perciò, non saremmo sorpresi se il rendimento del Treasury a 10 anni sfondasse almeno il tetto del 2% a breve termine. Anche se continuiamo ad aspettarci che si tratterà di un movimento ordinato, poiché durante l’anno le pressioni inflazionistiche dovrebbero diminuire.
Detto questo, prevediamo che la parte anteriore della curva dei tassi sottoperformerà e guiderà al rialzo il movimento dei tassi man mano che il mercato aumenterà le proprie aspettative per i rialzi della Fed, mentre la parte più lunga dovrebbe invece sovraperformare.
Riteniamo che questa nostra preferenza per l’appiattimento della curva possa proteggere i portafogli in uno scenario di rischio al ribasso, sebbene non sia il nostro scenario di base, alla luce del contesto di crescita resiliente.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

