Navindu Katugampola, executive director del global fixed income team di Morgan Stanley Investment Management

Fra i tanti disastri portati dalla pandemia di Covid 19 non si può dimenticare l’impatto sulla riconversione verso un modello più sostenibile di economia. Le due problematiche appaiono legate a doppio filo con il degrado dell’ambiente che, da diversi studi, appare fortemente correlato con la diffusione del coronavirus su scala planetaria. L’orologio per certi versi è stato riportato indietro nel tempo e Navindu Katugampola, executive director del global fixed income team di Morgan Stanley Investment Management, sottolinea come tutto ciò è avvenuto: «Nel breve termine, l’attenzione si è comprensibilmente spostata dalle origini del virus ai problemi di sostenibilità che esso ha causato o aggravato. Gli impatti più evidenti della pandemia sono i suoi costi sociali ed economici: innanzitutto l’altissimo prezzo in termini di vite umane e, in secondo luogo, gli effetti dovuti all’aumento della disoccupazione e dell’insicurezza alimentare, con conseguenti ripercussioni sulla salute. Secondo le Nazioni Unite, la pandemia ha influito negativamente su 13 dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg)».

Va comunque detto che la risposta alla crisi è stata senza precedenti.

Infatti l’enorme creazione di liquidità per sostenere l’economia globale in una fase difficilissima ha portato al rapido incremento di un vasto mercato obbligazionario primario per finanziare progetti con caratteristiche sociali e sostenibili. Sempre Katugampola ricorda: «Per contribuire a indirizzare capitali verso una risoluzione di questi problemi, l’International Capital Markets Association (Icme) ha pubblicato alcune linee guida per l’emissione di obbligazioni sociali destinate a finanziare gli interventi in risposta al Covid-19. Alcuni verificatori esterni stanno rivedendo le metodologie proposte per valutare l’ammissibilità di queste attività. Già prima della pandemia avevamo assistito a un costante aumento delle emissioni di obbligazioni sociali e sostenibili, alimentato dalla sempre maggiore attenzione degli investitori alle questioni sociali e ambientali. Questa tendenza ha tuttavia subito una forte accelerazione con l’emissione di obbligazioni tematiche in risposta all’epidemia di Covid-19, da parte di enti sovranazionali (53% delle emissioni da inizio anno), agenzie pubbliche (29%) e società (17%), e sono aumentate anche le emissioni di titoli di stato. Gli investitori obbligazionari saranno quindi impegnati in prima persona a fornire i finanziamenti necessari per affrontare le sfide di sostenibilità immediate causate dalla pandemia».

Ovviamente affinché sempre più bond di questo tipo entrino nei portafogli globali è necessario che gli investitori in reddito fisso siano in grado di allocare in maniera sensata i capitali da loro gestiti. Di conseguenza un dialogo continuo con gli emittenti appare una necessità assoluta per Katugampola: «Poiché è prevedibile che le misure adottate per affrontare la pandemia saranno finanziate principalmente mediante emissione di debito, gli investitori obbligazionari dovranno puntare una maggior quantità di capitale e farlo più spesso, aumentando il dialogo con gli emittenti e e ampliando l’influenza esercitata su questi ultimi. Il team global fixed income segue un approccio proattivo al coinvolgimento e lo attua in collaborazione con il team global stewardship di Msim, nella ferma convinzione che ciò possa non solo rendere migliore e più informato il processo di investimento, ma anche contribuire a ottenere esiti positivi in termini di sostenibilità e rafforzare i fondamentali dell’emittente».

Nel concreto profondi cambiamenti appaiono all’orizzonte nei modelli di gestione del rischio che dovranno per forza incorporare una serie di nuovi criteri per non farsi trovare impreparati di fronte all’esplodere di questioni ambientali e sanitarie, che, come abbiamo visto, possono portare devastazioni all’economia globale. Conclude infatti Katugampola: «Nell’ultimo decennio, la comprensione collettiva del rischio climatico è significativamente progredita grazie alla collaborazione tra enti scientifici, accademici, intergovernativi, normativi e settoriali. Di conseguenza, gli approcci alla valutazione del rischio climatico sono diventati più olistici. Un esempio è il nuovo quadro di riferimento delineato dalla Tcfd (Taskforce on climate-related financial disclosure) del Financial stability board (Fsb) in base al quale occorre tenere conto dei rischi, sia fisici, sia di transizione. Questi quadri di riferimento consentono alle società di determinare la propria esposizione reale al rischio climatico e a comunicarla in modo efficace agli investitori. In particolare, prevediamo che la nuova consapevolezza del rischio di malattie infettive spingerà le società a sviluppare e comunicare modelli di rischio olistici applicati, oltre che al pericolo di cambiamento climatico, ad altri rischi per la sostenibilità, estremamente probabili e ad alto impatto».


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Redazione

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