La forza del biglietto verde e la politica restrittiva della Fed creano un mix dannoso per quasi tutti gli Em. Intervista a François Rimeu, senior strategist, La Française AM

Credete che le aspettative di prospettive economiche migliori in molti paesi emergenti contribuiranno ad attenuare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali?
Non siamo molto concordi nel ritenere che le prospettive economiche dei Paesi emergenti siano migliorate. Se si considerano i principali Paesi emergenti, le previsioni economiche hanno continuato a peggiorare negli ultimi tempi:
- Le previsioni di crescita della Cina per il 2022 sono state riviste al ribasso, dal 4,5% di fine maggio al 3,5%.
- Le previsioni di crescita dell’India per il 2022 non sono state riviste in modo sostanziale
- Le previsioni di crescita del Brasile di fine maggio, per il 2022, sono state riviste al rialzo dallo 0,8% all’1,85%, ma allo stesso tempo quelle per il 2023 sono state riviste al ribasso dall’1,5% allo 0,8%.
- La previsione di crescita della Russia per il 2022 è ancora profondamente negativa, con un -6%.
Le economie emergenti devono ancora affrontare molti venti contrari. Il dollaro USA è sempre su una traiettoria ascendente (che spinge l’inflazione verso l’alto nella maggior parte dei Paesi emergenti), i tassi d’interesse statunitensi continuano a salire e le questioni legate alla Cina (la politica Covid-zero e le conseguenze di una politica fiscale restrittiva nel 2021) rimangono irrisolte. Alla luce di tutto ciò, ci risulta difficile essere ottimisti sulle prospettive dei mercati emergenti.
Detto questo, è possibile che l’inflazione stia raggiungendo il suo picco negli Stati Uniti (i prezzi delle materie prime si stanno lentamente abbassando e i sottocomponenti dell’indice PMI legati ai prezzi sono in discesa), il che potrebbe portare a una politica monetaria della Fed meno aggressiva in futuro. Una buona notizia, questa, per i mercati emergenti in generale.

Quali paesi o aree emergenti potrebbero uscire rafforzate in caso di attenuazione o risoluzione delle tensioni geopolitiche in corso?
In uno scenario in cui le tensioni geopolitiche si attenuano, sono i Paesi emergenti importatori di energia a rafforzarsi maggiormente. La diminuzione delle tensioni geopolitiche porterebbe probabilmente a un calo dei prezzi delle materie prime (soprattutto agricoltura, gas e petrolio), che a sua volta consentirebbe di ridurre l’inflazione. A nostro avviso, ciò indurrebbe le banche centrali locali ad allentare le proprie politiche monetarie, favorendo la revisione al rialzo delle previsioni economiche in quei Paesi.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

