Value vs growth. A che punto siamo?

Geoffroy Goenen, head of european equity di Candriam. L’aumento dei tassi a lungo termine ha provocato una forte rotazione degli stili

L’appetito degli investitori per il segmento Value, unito alle significative prese di profitto sui titoli Growth, ha generato una sovraperformance dei titoli Value di quasi il 12%, nel solo mese di gennaio. A che punto siamo oggi? Il segmento Value sta diventando sopravvalutato?

Per quanto riguarda i rendimenti a lungo termine, continuiamo a ritenere che il decennale statunitense dovrebbe attestarsi a un livello compreso tra il 2 e il 2,5%. La tempistica prevista per gli interventi della Federal Reserve è la seguente:

  • Marzo 2022: cessazione degli acquisti di titoli.
  • Da marzo 2022: primi aumenti dei tassi di riferimento, con un incremento potenziale annuo di +150 pb.
  • A partire dall’estate: avvio della riduzione del bilancio, con zero (o pochi) rinnovi delle obbligazioni in scadenza.

Per il decennale tedesco, prevediamo un livello massimo dello 0,50%. La BCE probabilmente si allontanerà dall’attuale posizione dovish e affronterà la questione dell’inflazione. In effetti, ha appena annunciato una significativa e crescente riduzione degli acquisti di titoli entro la fine dell’anno. Un primo rialzo dei tassi nell’Eurozona sembra quindi probabile all’inizio del 2023, se non alla fine del 2022.

Per quanto riguarda l’inflazione, dovremmo registrare un picco in primavera e questo dovrebbe rassicurare i mercati a partire da quest’estate.

Per concludere sui tassi, sarà interessante osservare fino a che punto i grandi fondi pensione, che sono acquirenti “netti” di titoli di Stato ai livelli attuali di rendimenti (e ancora di più con rendimenti superiori al l 2% negli Stati Uniti), saranno in grado di compensare le misure delle banche centrali. Questi colossi, dotati di una forza d’urto quasi più potente di quella della Fed, sono infatti eccessivamente esposti alle azioni e cercano ora rendimenti risk free.

A livello di crescita economica, i disavanzi pubblici potrebbero diventare un problema, che si verificherà prima del previsto se i tassi a lungo termine continueranno a normalizzarsi e a pesare sul costo del debito. Gli Stati sarebbero allora costretti a dare prova di maggiore disciplina. Il mercato dovrebbe inoltre anticipare gli interventi della Federal Reserve e il loro impatto sul tasso di crescita economica, almeno per il 2023.

Senza dimenticare che il miglioramento della situazione pandemica e la ritrovata fiducia degli investitori potrebbero non bastare a controbilanciare l’impatto delle iniziative della Fed.

Per quanto riguarda i mercati, anche se dovremmo continuare a osservare un aumento dei rendimenti decennali americani nelle prossime settimane, crediamo che l’aggiustamento Value/Growth sia quasi del tutto alle nostre spalle. Inoltre, in un contesto di rallentamento della crescita economica, riteniamo più opportuno riposizionarsi sui titoli che sperimenteranno un’accelerazione dei ricavi e degli utili, grazie al segmento ad alto potenziale della loro attività o al loro ricorso all’innovazione. Riteniamo che queste aziende, nonostante il difficile contesto economico, continueranno a offrire valore e a generare una crescita intrinseca offrendo soluzioni a numerosi megatrend, come la transizione energetica, le nuove tecnologie sanitarie, la digitalizzazione e l’automazione.

Sebbene l’analisi Value/Growth rimarrà molto importante per comprendere il contesto d’investimento nelle prossime settimane, riteniamo che gli investitori debbano guardare oltre. A nostro avviso, un fattore di investimento, che diventerà rapidamente fondamentale nel 2022, sarà la preferenza degli investitori per i titoli difensivi rispetto a quelli ciclici, piuttosto che il dibattito tra Value/Growth.