Alex Veroude, Lucas Klein e Seth Meyer di Janus Henderson

L’audace mossa degli Stati Uniti di estradare il presidente Maduro dal Venezuela per processarlo negli Stati Uniti ha sconvolto il mondo. Ma non è la prima volta che gli Stati Uniti intervengono in altri paesi e probabilmente non sarà l’ultima.
Sebbene questo sviluppo abbia un peso simbolico, il suo impatto immediato sui mercati globali sarà probabilmente modesto. L’aspetto più rilevante potrebbe risiedere nel suo significato a lungo termine, come parte di un più ampio fattore macroeconomico di riallineamento geopolitico.
Ripercussioni a breve termine sui mercati
L’impatto negativo delle difficoltà economiche e politiche che il Venezuela ha affrontato negli ultimi due decenni, oltre alle sanzioni, ha portato molte società dei mercati sviluppati ad abbandonare completamente il mercato. Per le poche che hanno ancora un’esposizione residua al Venezuela (ad esempio Chevron, Repsol, Telefónica), un contesto politico più stabile potrebbe fornire un ulteriore sollievo.
Nel breve termine, le obbligazioni venezuelane potrebbero beneficiare di un sostegno iniziale, poiché i mercati scontano la prospettiva di una normalizzazione politica (supponendo che il Paese eviti il caos – le prime indicazioni suggeriscono che gli Stati Uniti potrebbero essere disposti a collaborare in modo pragmatico con le attuali autorità venezuelane dopo le sfide affrontate in Iraq e Afghanistan).
Anche i mercati petroliferi potrebbero reagire, anche se non necessariamente nella direzione che ci si potrebbe aspettare. Mentre l’incertezza geopolitica spesso spinge i prezzi al rialzo, un eventuale aumento dell’offerta venezuelana eserciterebbe una pressione al ribasso sui prezzi del greggio. Una volta che le rotte di trasporto si saranno stabilizzate e le sanzioni saranno diventate più chiare.
Rifornire l’offerta globale: l’importanza del Venezuela
Nonostante possieda le più grandi riserve petrolifere accertate al mondo, la produzione del Venezuela è crollata da circa 3 milioni di barili al giorno all’inizio degli anni 2000 a meno di un terzo di tale cifra negli ultimi anni. Le sanzioni, i cronici sotto-investimenti e il deterioramento delle infrastrutture hanno ridotto drasticamente la produzione.
Una transizione verso un governo filo-occidentale potrebbe allentare le sanzioni, consentire gli investimenti stranieri (anche se ciò potrebbe richiedere un cambiamento di atteggiamento da parte dell’attuale regime venezuelano o un cambiamento di regime tout court). E aumentare la produzione.
È possibile che, con un aiuto esterno e condizioni politiche favorevoli, il Venezuela possa raddoppiare la produzione a 2 milioni di barili al giorno entro due anni. E aumentare significativamente a lungo termine. Una tale espansione altererebbe l’equilibrio petrolifero globale. Non è difficile capire perché il passaggio del Venezuela sotto l’egida degli Stati Uniti potrebbe migliorare la sicurezza energetica degli Stati Uniti. E, per estensione, dell’Occidente.
Ripercussioni politiche a lungo termine: nuova attenzione alle sfere di influenza
Al di là delle considerazioni di mercato immediate, il cambiamento in Venezuela potrebbe avere conseguenze geopolitiche a lungo termine. Se gli Stati Uniti si affermano unilateralmente per promuovere obiettivi economici o politici, potrebbero creare precedenti che si ripercuotono su altre regioni. Inoltre, renderebbe più difficile per gli Stati Uniti condannare azioni simili da parte di altri in futuro.
È plausibile un ritorno a un mondo di “sfere di influenza” ben delineate: la Cina che esercita il proprio dominio in Asia, gli Stati Uniti che rafforzano la propria posizione nelle Americhe e l’Europa che continua a navigare nelle complesse dinamiche con la Russia. La transizione del Venezuela potrebbe quindi essere un microcosmo di un più ampio riassetto globale, al quale gli investitori potrebbero doversi adeguare attivamente.
Prospettive
È improbabile che il cambiamento politico in Venezuela determini una rivalutazione più ampia dei mercati nel breve termine. Tuttavia, le sue implicazioni – per l’approvvigionamento energetico, i titoli sovrani dei mercati emergenti, le tensioni geopolitiche e la diversificazione della catena di approvvigionamento – meritano continua attenzione.
Redazione
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