Wall Street chiude prima seduta settimana in deciso ribasso

Apertura positiva per le borse europee. Tra i dati macro da cerchiare in rosso la produzione industriale italiana e l’indice tedesco Zew. Aggiornamento sui mercati a cura di UniCredit

 

L’agenda macro di oggi, martedì 10 maggio, si presenta diversi spunti, tra i dati
macro da cerchiare in rosso la produzione industriale italiana e l’indice tedesco
Zew, oltre ai diversi discorsi di alcuni membri della Federal Reserve (Fed) come
quello di Williams, Barkin, Waller e Mester. Per la stagione degli utili a Piazza
Affari occhi puntati sui numeri del primo trimestre di Salvatore Ferragamo, Banca
Mediolanum e Pirelli.

Sul versante europeo, secondo quanto comunicato dal Centraal Bureau voor de
Statistiek (Cbs, l’Ufficio centrale di statistica dei Paesi Bassi), in aprile il tasso
d’inflazione rallenta marginalmente in Olanda al 9,6% annuo dal 9,7% di marzo
(6,2% in febbraio), quando si era attestato sui massimi dall’aprile 1976.

L’inflazione armonizzata è invece scesa all’11,2% annuo dall’11,7% precedente
(7,3% in febbraio), che era invece il livello più elevato da quando si era iniziato a
elaborare la statistica nel 1997. Inoltre, secondo quanto comunicato dal British
Retail Consortium (Brc), in Gran Bretagna le vendite al dettaglio hanno
registrato in aprile un declino a perimetro costante dell’1,7% annuo, contro la
precedente flessione dello 0,4% (2,7% il rialzo di febbraio). Secondo quanto
emerge dal Brc-Kpmg Retail Sales Monitor le vendite al dettaglio totali sono
invece calate dello 0,3% annuo, dopo il progresso del 3,1% di marzo (6,7% il
rimbalzo di febbraio), in quella che è stata la prima contrazione in 15 mesi.

Sul fronte oceaniano, netta frenata per la fiducia delle imprese in Australia.
L’indice Nab Business Confidence è infatti calato in aprile a 10 pts dai 16 pts di
marzo (13 pts in febbraio). L’indice relativo alle condizioni di business è invece
salito a 20 pts dai 15 pts della lettura finale di marzo (9 pts in febbraio).

Sul versante asiatico, secondo quanto comunicato dal ministero di Affari interni
e Comunicazione nipponico, in marzo la spesa delle famiglie è scesa in
Giappone del 2,3% annuo, contro il rialzo dell’1,1% di febbraio e la flessione del
2,8% del consensus. Su base sequenziale i consumi sono invece cresciuti del
4,1% contro il precedente declino del 2,8% e l’incremento del 2,6% atteso dagli
economisti.

Il cross euro/dollaro vale 1,0558 in rialzo di 0,20%, mentre il cambio euro/yen si
attesta su 137,76, in rialzo dello 0,26% e il cambio usd/jpy scambia a 130,40 in
rialzo di 0,12%.

Derivati sul greggio negativi stamane. Il futures sul Brent perde lo 0,91% a
USD 105,98 il barile, mentre WTI Usa scende dello 0,63% a USD 102,44.

Stamane il Bund future ha aperto a 151,62 il Btp future a 126,40. Lo spread
Btp/Bund riparte da 206 pts, con il rendimento del nostro Btp decennale al
3,160%.

Apertura positiva per le borse europee, con Piazza Affari che guadagna quasi
un punto percentuale. Bene i titoli bancari. In rialzo, anche, Pirelli, Stellantis,
Prysmian, Azimut, Exor e Campari. In ribasso, invece, solamente Leonardo e
Atlantia.

Azionariato asiatico negativo stamane con il Nikkei 225 della borsa di Tokyo
in ribasso dello 0,58%, Hong Kong scende dell’1,86%, Shanghai sale dello
0,92%, Seoul scende dello 0,55% mentre Sidney perde lo 0,98%. Dopo un
avvio d’ottava che vede nuovamente in sell-off Wall Street , alla riapertura dei
mercati asiatici la tendenza in negativo è stata confermata, per quanto con toni
più moderati. I fattori ribassisti restano sempre gli stessi: guerra in Ucraina,
stretta monetaria della Federal Reserve (Fed), inflazione sui massimi storici,
lockdown in Cina. Timori che si riflettono in una flessione intorno allo 0,60%
per l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

La Borsa di New York ha chiuso la prima seduta della settimana in deciso
ribasso penalizzata dall’aumento dei rendimenti obbligazionari. Il Dow Jones
ha perso l’1,99%, l’S&P 500 il 3,20%, mentre il Nasdaq Composite è sceso del
4,16%. Inflazione, politica monetaria della Fed e crescita economica sono i
fattori che spaventano gli investitori.

Guidano i ribassi tecnologici (più sensibili all’aumento dei tassi) ed energetici
(in scia al crollo del petrolio). Tra i titoli in evidenza Rivian Automotive –
20,88%. Secondo fonti citate dalla Cnbc, Ford Motor si prepara a vendere 8
milioni di azioni del nel produttore di truck elettrici, dopo che domenica è
scaduto il periodo di lock-up. Il colosso di Dearborn ha chiuso il primo trimestre
con un rosso monstre di USD 3,1 mld, in larga parte a causa della
minusvalenza maturata sulla partecipazione nel capitale della start-up
californiana, quotata al Nasdaq dallo scorso autunno