La BCE sembra aver aperto la porta a un rialzo dei tassi già quest’anno. Il commento di Pimco, Dws, Franklin Templeton, Pictet, Mfs IM, Moneyfarm e Federated Hermes
Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO

L’incontro di oggi della BCE ha dato un messaggio da falco: il Consiglio direttivo ha mostrato una maggiore apertura verso un ritiro anticipato del sostegno di politica monetaria.

La prossima tappa è marzo, quando avremo le nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’istituto centrale. Se le proiezioni sull’inflazione, già moderatamente aggressive, saranno caratterizzate da sostanziali revisioni al rialzo per il 2023 e il 2024, la BCE probabilmente contemplerà un percorso di uscita in qualche modo accelerato, uno scenario che il mercato sta già valutando. Il mercato sta ora prezzando un primo rialzo dei tassi di 10 punti base a luglio, il che implica la fine degli acquisti netti di asset già ad aprile.

Se, d’altra parte, l’inflazione a medio termine scenderà in linea o al di sotto delle proiezioni attuali, la BCE probabilmente procederà con il pilota automatico per la maggior parte dell’anno.

Ulrike Kastens, Economist Europe di DWS

A dicembre, il presidente Lagarde aveva contrastato le crescenti speculazioni su un rialzo dei tassi di interesse con la chiara indicazione che questo aumento nel 2022 fosse molto improbabile.

Oggi, il vertice della Banca Centrale Europea ha nuovamente evitato di prendere un impegno troppo forte. Christine Lagarde ha invece enfatizzato la rilevanza dei dati e sottolineato l’importanza della riunione di marzo, quando saranno annunciate nuove proiezioni. Questo può essere interpretato come un’indicazione che, alla luce dei tassi d’inflazione persistentemente alti, la discussione su un’uscita più rapida dalla politica monetaria ultra-espansiva stia guadagnando slancio anche per l’Eurozona. Un primo aumento dei tassi d’interesse prima della fine di quest’anno sembra quindi essere uno scenario abbastanza realistico.

David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton 

Sia il Comitato Monetary Policy che la BCE si sono trasformati in falchi nel corso delle conferenze stampa di oggi. Il Comitato Monetary Policy ha iniziato il “mood” falco con un rialzo dei tassi che a nostro avviso segnala una sostenuta politica di inasprimento nel Regno Unito.

Inoltre, lo stop al reinvestimento dei Gilt e l’active selling di obbligazioni societarie dal bilancio della Bank of England (BOE) dimostrano come il Comitato Monetary Policy intenda muoversi con decisione per ridurre l’inflazione. Prevediamo che il mercato dei Gilt vedrà rendimenti più elevati fino a quando non avremo una visione più chiara di quando terminerà il ciclo al rialzo.

“Al contrario, oggi la BCE ha mantenuto la sua dichiarazione ufficiale invariata rispetto a dicembre indicando la sua intenzione di continuare con la politica del quantitative easing, ma nella conferenza stampa si è comportata sicuramente più da falco senza nessun tentativo di contrastare il rialzo dei tassi ora prezzati nella parte corta della curva del rendimento.

Questo indirizza le decisioni ufficiali che verranno prese nel corso della riunione della BCE di marzo con la rivisitazione dei dati economici. Prevediamo tuttavia che il mercato obbligazionario continuerà ad incrementare il suo rendimento guidato dalle obbligazioni italiane in attesa di un cambio di politica da parte della BCE nel mese di marzo.

Annalisa Piazza, Fixed Income Research Analyst, MFS Investment Management

Durante la riunione di oggi del Consiglio Direttivo, la BCE ha lasciato invariati i tassi d’interesse e il messaggio contenuto nel comunicato stampa è in linea con quello diffuso a dicembre.

Nonostante non ci sia nessun cambiamento nella politica monetaria, la conferenza stampa ha assunto toni più prudenti del previsto. La Lagarde ha precisato che i rischi legati all’inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine, e le nuove previsioni a marzo chiariranno il quadro per le future azioni della politica monetaria.

I recenti aumenti dell’inflazione sono motivo di preoccupazione per tutto il Consiglio Direttivo, poichè gli effetti della seconda ondata del caro energia stanno ricadendo sui prezzi di beni e servizi, che è responsabile del 50% dell’attuale situazione di inflazione. Si sono intensificati i timori per l’impatto a lungo termine sul resto del paniere. Questo è un cambiamento sostanziale rispetto a dicembre, quando il picco dell’inflazione era visto principalmente come temporaneo.

La Lagarde ha chiarito che – nonostante il mercato del lavoro sia in miglioramento – il trend di crescita dei salari rimane contenuto, con un certo grado di tolleranza quest’anno. Allo stesso tempo, la BCE deve evitare che si materializzino circoli viziosi negativi, poichè raggiungere un tasso di inflazione al 2% nel medio termine rimane il suo obiettivo principale. I rischi legati alla crescita sono modesti anche se la crescita del PIL a breve termine sarà debole. Il quadro diventa più roseo nel medio termine. In sintesi, lo scenario di crescita nel breve termine non è determinante per le decisioni di politica monetaria.

La riunione del Consiglio Direttivo di marzo sarà fondamentale perché la BCE avrà a disposizione più dati da esaminare e più elementi di analisi per valutare l’impatto che l’attuale evoluzione dell’inflazione avrà sull’andamento di medio termine. Le attuali aspettative di inflazione (misurate tramite stime e ricerche di mercato) si avvicinano al 2% nel medio termine. E la BCE deve valutare se i rischi di rialzo si applicano anche al 2023 e al 2024 prima di cambiare la sua politica monetaria.

Prospettive politiche e visione del mercato: Un rialzo dei tassi d’interesse quest’anno rimane un rischio di fondo, ma non il nostro scenario di base, dato che la Lagarde ha confermato che l’ipotesi di rialzo dei tassi solo dopo la fine del QE rimane valida, ma ora non possiamo escludere che – a marzo – la BCE decida di cambiare leggermente il suo programma APP.

La Lagarde ha sottolineato la necessità di mantenere un approccio graduale agli aggiustamenti della politica monetaria, dato che l’economia ha ancora bisogno di una politica monetaria accomodante, chiarendo che l’Eurozona non è gli Stati Uniti e che l’output gap si sta ancora chiudendo. Detto questo, i mercati sono diventati sempre più nervosi e la reazione alla conferenza stampa di oggi della BCE è stata significativa, con gli OIS che prevedono un rialzo già a giugno e un totale di circa 40 pb entro la fine dell’anno. Con l’inflazione che rimane ancora alta per diverse ragioni che vanno al di là del controllo della BCE, escludiamo che la BCE inizierà ad alzare i tassi così presto come il mercato prevede attualmente. Detto questo, è improbabile che il passaggio di oggi verso una posizione più prudente cambi a breve, soprattutto in un periodo di crescita dell’attività nel secondo e terzo trimestre dell’anno.

Silvia Dall’Angelo, Senior Economist per la divisione internazionale di Federated Hermes

Dalla riunione odierna della Bce non ci si aspettava una svolta alla politica monetaria, ma il livello dell’inflazione di gennaio, molto più alta del previsto, ha costretto il presidente Lagarde ad adottare un tono decisamente “falco”, suggerendo che la prossima fase di normalizzazione della politica potrebbe avvenire prima del previsto.

In particolare, Lagarde ha dovuto abbandonare la propria affermazione di dicembre secondo cui un aumento dei tassi era molto improbabile nel 2022. Ha ribadito la sequenza della forward guidance della Bce (un inizio anticipato del ciclo di rialzi richiederebbe come prima cosa una fine anticipata degli acquisti netti), ha sottolineato la gradualità e la dipendenza dai dati, ma senza escludere un rialzo nel 2022.

Gli sviluppi dalla riunione di dicembre hanno mostrato un ulteriore deterioramento dei trade-off a breve termine che la Bce sta affrontando, in gran parte in linea con le sfide delle altre Banche centrali. Le nuove varianti di Covid, le persistenti interruzioni delle catene di approvvigionamento, gli alti prezzi dell’energia e le questioni geopolitiche implicano sia un freno alla crescita sia una spinta ai prezzi nel breve termine.

L’impatto degli alti prezzi dell’energia e delle interruzioni delle forniture ha già portato a una sorpresa al rialzo dell’inflazione a gennaio, toccando il 5,1%, un record nella storia della zona euro. Il presidente Lagarde ha dovuto riconoscere che vi era una “preoccupazione unanime” sui recenti numeri dell’inflazione e che i rischi di prospettive al rialzo si sono intensificati: più a lungo l’inflazione reale rimane elevata, più alto è il rischio che diventi incorporata attraverso effetti di secondo impatto.

In futuro, la dinamica salariale sarà cruciale, sullo sfondo di un mercato del lavoro in rafforzamento. La crescita dei salari è stata finora contenuta, giustificando la posizione accomodante della Bce e il suo approccio glaciale alla normalizzazione.

La Bce, tuttavia, potrebbe voler prendersi qualche assicurazione contro il rischio di una spirale prezzi-salari, in linea con il playbook che altre grandi Banche centrali hanno già seguito.

Tutti gli occhi sono ora puntati sulla riunione di marzo, quando una nuova serie di previsioni e un’analisi dettagliata del quadro dell’inflazione indurrà probabilmente un ritmo un po’ più veloce del tapering, aprendo la porta al rialzo dei tassi a fine anno.

Una modesta accelerazione nei piani della Bce per la normalizzazione della politica sembra pronta, ma vi è ancora molta incertezza sull’outlook. Per questo motivo, il mantra della Bce continuerà probabilmente a essere “flessibilità e opzionalità”, potendo essere utilizzato in entrambe le direzioni.

Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management

Dopo il “pivot” hawkish della FED e, oggi stesso, di Bank of England, il timore diffuso sui mercati era di una simile “giravolta” della stessa Banca Centrale Europea. Nonostante un “policy statement” quasi inalterato rispetto a quello della riunione di dicembre, durante la conferenza stampa, la presidente Lagarda è parsa molto meno cauta segnalando l’unanime preoccupazione del direttorio rispetto alle dinamiche inflazionistiche in atto e un ottimismo di fondo circa la ri-accelerazione della crescita[] europea, superata la fase di rallentamento del primo trimestre dovuta prevalentemente all’ondata “Omicron” in atto.

Pur ribadendo la necessita’ di rispettare la sequenza di un eventuale rimozione dello stimolo monetario, ovvero la “chiusura” dei programmi di acquisto prima di eventuali rialzi dei tassi d’interesse, la presidente Lagarde non ha voluto escludere – come aveva invece fatto in occasione della riunione di dicembre – la possibilità di rialzi nel 2022.

L’attesa si sposta ora alla riunione di marzo allorché, sulla base di dati ulteriori sulla dinamica dei prezzi, la banca centrale europea pubblicherà proiezioni aggiornate su crescita e inflazione. Per rispettare la sequenza indicata, segnalando in quella occasione l’accelerazione del “tapering” degli acquisti di titoli di stato, la BCE aprirebbe la strada a possibili rialzi dei tassi d’interesse entro fine dell’anno in corso. I mercati obbligazionari si sono affrettati a prezzare tale eventualità e i futures sui tassi a breve europei prezzano ora quasi 0,50% di rialzi della BCE entro la fine del 2022.

Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm

Il meeting di oggi ha riservato poche sorprese lato tassi d’interesse. Nessun movimento per ora e poca intenzione di alzare i tassi nell’immediato futuro. Secondo il punto di vista della Lagarde, per ora non ci sono i presupposti per vedere l’inflazione stabilmente al 2% né un mercato del lavoro abbastanza solido da giustificare un rialzo dei tassi d’interesse.

Anche se ovviamente ha confermato che l’inflazione sia al centro delle preoccupazioni del direttorio. E questo è stato, forse, percepito come piú hawkish rispetto a dicembre. Ma era sul programma di acquisto titoli che gli operatori erano piú focalizzati. Infatti, con l’avvicinarsi di marzo, come da accordi, il PEPP verrà dismesso, ma fino ad oggi avevamo pochi indizi su cosa l’avrebbe sostituito.

Ora sappiamo che il programma di acquisto titoli “tradizionale” (non contingentato alla pandemia) verrà incrementato di 40 miliardi nel secondo, 30 nel terzo e 20 nel quarto trimestre, compensando parzialmente l’eliminazione del piano pandemico. I mercati hanno reagito in maniera piuttosto volatile. I tassi sono saliti su quasi tutte le scadenze e l’euro si è rafforzato. C’è la convinzione tra gli operatori che la BCE non potrá in realtá aspettare un anno a muoversi e dovrá quindi farlo in anticipo. Anche alla luce di quanto fatto dalla Bank of England oggi.

 

 


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