Anche se il loro acquisto appare ancora prematuro, i linkers a lunga scadenza presentano tassi di breakeven inflation più coerenti con il target Fed. Emanuele Del Monte, team developed and emerging government bonds and forex di Eurizon

La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?

Nell’ultimo incontro di gennaio, la Federal Reserve ha confermato l’intenzione di iniziare il ciclo di rialzi dei tassi appena terminato a marzo il programma di acquisti (QE); ha inoltre manifestato la volontà di avviare la riduzione del proprio bilancio (QT) che potrebbe avvenire più celermente rispetto agli episodi di normalizzazione di politica monetaria passati.

In un contesto di crescita sostenuta, con un mercato del lavoro forte, il tema dell’inflazione è diventato per la Fed prioritario ed il principale obiettivo della banca centrale americana è ormai quello di uscire quanto prima, dalle condizioni di espansione monetaria, considerata eccessiva per il quadro economico e sanitario attuale.

Il mercato, al momento sconta un percorso di rialzo dei tassi che prevede circa 4 rialzi da 25bp nel corso di quest’anno ed un tasso terminale intorno all’1.80% che rappresenta un livello ben inferiore rispetto alle proiezioni dei membri della Fed che si attestano invece al di sopra del 2%.

Gli operatori di mercato stimano quindi che il cambiamento di passo di politica monetaria avrà maggiore impulso soprattutto nella fase iniziale, proprio per contrastare le pressioni inflazionistiche attuali, ma che nel corso del tempo, tale spinta andrà attenuandosi a causa di un ciclo economico diverso rispetto a quelli precedenti, più breve e caratterizzato da un tasso neutrale di equilibrio più basso rispetto al passato.

Noi riteniamo che, a fronte delle dinamiche inflattive attuali, la Fed si trovi nella posizione di dover accelerare il percorso di rialzo dei tassi, anche più di quanto il mercato stia prezzando al momento, portando quindi i rendimenti a salire ulteriormente rispetto ai livelli attuali, con un tasso decennale che possa arrivare intorno a 2% nel breve periodo.

Le prospettive per i titoli governativi americani rimangono però complicate dalla mancanza di una chiara visibilità da parte della Fed circa la traiettoria dell’ inflazione, in particolare sulle tempistiche di quando la stessa inizierà a scendere, soprattutto a causa dei vincoli sull’ offerta ancora presenti nel sistema.

Inoltre, anche se l’inflazione dovesse scendere nei prossimi mesi per il venir meno dei colli di bottiglia, il mercato del lavoro rimane molto forte, e ciò rende ancora più difficile per la banca centrale capire quale sarà il nuovo livello dell’inflazione nel mondo post-pandemico. Questo potrebbe richiedere livelli dei tassi di interesse più alti di quelli che abbiamo visto negli anni successivi alla crisi del 2008.

Per quanto riguarda la pendenza della curva dei rendimenti, ci aspettiamo un proseguimento del movimento di appiattimento della stessa, con la parte a breve che rimane più vulnerabile al ciclo di risalita dei tassi, mentre la parte a lunga rimane più protetta dalle implicazioni sugli asset a rischio del ciclo di restrizione monetaria e dalla domanda di alcune tipologie di investitori che rimarrà sostenuta.

In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?

Nella scelta della tipologia di titoli da detenere in un portafoglio obbligazionario, in linea con le considerazioni appena fatte, riteniamo sia da prediligere la curva dei tassi nominali, in particolar modo quelli a lunga scadenza, mentre i “linkers” possono risentire maggiormente dell’azione della Fed nel contenere le aspettative inflazionistiche.

Va notato, però, che i “linkers” a lunga scadenza esprimono tassi di “breakeven inflation” più coerenti con il target di inflazione della banca centrale e, per quanto prematuro al momento l’acquisto, potrebbero diventare interessanti nei prossimi mesi.

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.