L’attuale contesto inflattivo rappresenta un focus chiave per il 2022 e sta spingendo molti investitori obbligazionari a ripensare le proprie strategie. James Tomlins, gestore di M&G (Lux) global floating rate high yield fund
Per chi cerca protezione dai tassi variabili e rendimenti più elevati contro l’inasprimento della politica monetaria, riteniamo che i titoli high yield a tasso variabile siano uno strumento interessante.
Il 2021 si è rivelato un anno eccezionale per questi strumenti: l’asset class ha sovraperformato in modo significativo molti altri mercati obbligazionari, inclusi l’high yield a tasso fisso e il credito investment grade. E il contesto macroeconomico del 2022 appare estremamente favorevole dal momento che le cedole a tasso variabile degli HY FRNs offrono un buon potenziale per mitigare gli effetti degli aumenti dei tassi attesi quest’anno. Infine, con meno timori di insolvenza e spread storicamente ridotti nei mercati investment grade, i livelli di rendimento più elevati disponibili sul debito high yield dovrebbero offrire un ulteriore cuscinetto contro l’inflazione.
A caccia di rendimento
Le obbligazioni indicizzate all’inflazione rappresentano il mezzo più convenzionale per proteggere i portafogli dal rialzo dei prezzi. Il mercato dei titoli di Stato indicizzati all’inflazione copre un’ampia gamma di emittenti sovrani con diverse scadenze, ma obbligazioni di questo tipo sono emesse anche da un certo numero di società. I titoli corporate legati all’inflazione possono offrire un’interessante fonte di rendimento aggiuntivo rispetto a quello dei titoli di Stato indicizzati.
Inoltre, i titoli a tasso variabile (floating rate notes, FRNs) sono strumenti che pagano una cedola regolarmente adeguata ai tassi di interesse a breve termine e che possono quindi beneficiare di una cedola più elevata in caso di aumento dei tassi. Anche le obbligazioni societarie a breve termine dovrebbero dimostrarsi relativamente resilienti in un contesto di rendimenti in aumento, data la loro duration breve per natura.
Un altro modo per beneficiare del rialzo dell’inflazione può essere investire su settori che potrebbero avere una buona performance in un contesto inflattivo, ad esempio in obbligazioni emesse da società che trarranno vantaggio dall’aumento dei prezzi delle materie prime, come quelle dell’industria di base o dell’energia. Anche le banche e altri titoli finanziari tendono a ottenere buoni risultati in un contesto più reflattivo. In alternativa, è possibile investire in valute che tendono ad avere una correlazione positiva con i prezzi delle materie prime.
Inflazione temporanea o destinata a durare?
Guardando al di là dei fattori che attualmente stanno trainando l’inflazione, come gli effetti base, l’aumento dei prezzi dell’energia e le strozzature delle catene di approvvigionamento, è probabile che il driver principale dell’inflazione nel lungo periodo saranno i salari.
Tuttavia, almeno negli Stati Uniti, finora abbiamo visto pochi segnali di una spirale dei prezzi dei salari in stile anni ’70. Se, da un lato, l’aumento del salario minimo negli Stati Uniti potrebbe avere un certo impatto, la rappresentanza sindacale rimane molto bassa e l’ascesa della gig economy potrebbe continuare a deprimere i redditi.
Nel complesso, sembra che le condizioni strutturali che hanno mantenuto l’inflazione contenuta per molti anni, come demografia, globalizzazione e tecnologia, rimangano in essere. Detto questo, riteniamo che gli investitori abbiano ragione a essere prudenti rispetto al rischio che l’inflazione possa rimanere elevata per qualche tempo.
Redazione
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