Secondo il team di Pictet Am, la divisa nipponica presenta una sottovalutazione prossima a livelli record
Considerata la portata della correzione registrata di recente sui mercati del reddito fisso, secondo i nostri modelli le valutazioni delle obbligazioni globali sono diventate interessanti per la prima volta dall’inizio del 2011. Tuttavia, rimaniamo neutrali sulla maggioranza delle tipologie di strumenti a reddito fisso. È troppo presto per dichiarare finita la fase di risalita dei rendimenti: dagli Stati Uniti al Regno Unito, le banche centrali hanno appena iniziato a inasprire la politica monetaria e l’inflazione elevata potrebbe costringerle a essere ancor più aggressive di quanto i mercati si aspettino al momento.
I rendimenti dei Treasury USA a 10 anni sono ora prossimi alla nostra stima del valore equo (2,5%), ma è plausibile che si spingano anche oltre. Anche se consideriamo imminente il raggiungimento del picco inflazionistico, ci aspettiamo una maggiore aggressività da parte della Fed.
Sebbene più costosi, i titoli di Stato cinesi offrono un potenziale migliore nel breve termine, visto che la banca centrale cinese si sta impegnando ad allentare la politica monetaria con l’obiettivo di stimolare la crescita.
Nei mercati del credito sottopesiamo le obbligazioni high yield statunitensi, che continuano a registrare disinvestimenti elevati e che sono particolarmente sensibili a un indebolimento della crescita economica negli Stati Uniti. Preoccupa il fatto che gli spread delle obbligazioni high yield (che di solito si muovono in modo allineato con la volatilità dei mercati azionari) siano inferiori al livello implicito nell’indice VIX. Per di più, non stanno scontando neppure un peggioramento significativo dell’economia o delle condizioni finanziarie.
Al contrario, siamo del parere che le obbligazioni statunitensi investment grade lascino più spazio all’ottimismo: in seguito a una forte ondata di vendite, sono ora le obbligazioni più convenienti nel credito dei mercati sviluppati e paiono ipervendute rispetto al trend storico. Gli spread sul credito investment grade sono saliti di circa 50 punti base rispetto ai minimi e riteniamo che ora stia emergendo del valore. Se messe in relazione alle azioni statunitensi, le obbligazioni societarie investment grade paiono oggi sui livelli più convenienti da oltre un decennio. Abbiamo così deciso di chiudere il nostro sottopeso su questa classe di attività e di passare a una posizione neutrale.
Per quanto riguarda le valute, sovrappesiamo lo yen giapponese.
Essendo stata quest’anno la peggiore tra le principali valute finora (in calo del 6% circa contro dollaro), lo yen è ora scambiato a un minimo storico in termini reali e con uno sconto del 20% (quasi da record) rispetto al valore coerente con la parità del potere d’acquisto. È inoltre due deviazioni standard al di sotto del suo trend storico. Siamo del parere che lo yen sia conveniente in una misura non giustificata anche se si tiene conto del differenziale in termini di rendimento reale con gli Stati Uniti, che è peggiorato significativamente, in parte in funzione della politica di controllo della curva dei rendimenti della BoJ.
Nel lungo termine, il rapporto tra il PIL reale (indicatore della domanda di yen) e l’inflazione (succedaneo per l’offerta) rispetto agli Stati Uniti suggerirebbe uno yen molto più forte. Esiste anche la possibilità che, di fronte alla debolezza dello yen e legittimata dall’inflazione in aumento, la BoJ possa ampliare la sua fascia di controllo della curva, il che sarebbe positivo per la valuta.
Infine, lo yen presenta alcune proprietà difensive, che lo rendono una copertura utile contro l’aumento dei rischi macroeconomici e di mercato.
A tal fine, manteniamo anche la nostra posizione di sovrappeso sull’oro.
Per contro, sottopesiamo l’euro. Data la vicinanza dell’eurozona al conflitto in Ucraina e i suoi stretti legami economici con la Russia, i rischi per l’economia sono significativi e potrebbero peggiorare.
Siamo cauti inoltre sulla sterlina, anche a causa del peggioramento delle condizioni commerciali: il deficit della bilancia commerciale in Gran Bretagna si è allargato alla somma record di 21,9 miliardi di sterline nel mese di gennaio.
Redazione
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