Le azioni hanno registrato una fase di forti vendite, ma i segnali indicano che il posizionamento degli investitori è eccessivamente ribassista. Il commento della Strategy Unit di Pictet Asset Management
Il contesto sembra sempre più complesso per gli investimenti. La crescita economica globale sta rallentando, l’inflazione è in aumento, non si intravede soluzione all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e in Cina si registrano nuovi lockdown dovuti al COVID che ostacolano la crescita.
È quindi comprensibile se gli investitori stanno adottando un atteggiamento difensivo. Tuttavia, per quanto riguarda le azioni, preferiamo rimanere neutrali piuttosto che andare sottopesati. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che il posizionamento degli investitori è diventato eccessivamente ribassista, riducendo la probabilità di ulteriori flessioni nel breve termine.
In effetti, il quadro che emerge dai nostri indicatori tecnici mostra che sia il posizionamento che il sentiment degli investitori sono insolitamente pessimistici. E scontano una perdita significativa di slancio economico nei mesi a venire. Eppure la storia ci insegna che è sempre molto pericoloso vendere azioni in un mercato rialzista, anche durante la fase più avanzata del ciclo, quando il sentiment è molto depresso.
Detto questo, abbiamo ritoccato le nostre posizioni per adottare una posizione leggermente più cauta. Ma per il momento abbiamo deciso di mantenere un peso complessivamente neutrale sia sulle azioni globali che sulle obbligazioni globali.
I titoli di Stato paiono sempre più convenienti dopo le forti vendite. Ciononostante, preferiamo attendere che negli Stati Uniti l’inflazione e le aspettative inflazionistiche raggiungano il picco prima di aumentarne l’esposizione.
I nostri indicatori del ciclo economico supportano la nostra posizione generale sull’asset allocation. Anche se abbiamo ridotto ancora una volta le nostre previsioni di crescita economica per il 2021 al 3,4% (dal 3,5% di un mese fa e dal 4,8% di inizio anno), la nostra stima resta superiore sia al trend di lungo termine che alle stime del mercato.
L’economia statunitense, in particolare, continua ad apparire solida: il PIL reale statunitense si è contratto nel primo trimestre. Ma la domanda finale continua a rafforzarsi grazie a un mercato del lavoro eccezionalmente solido e ai trend positivi nelle spese per gli investimenti.
Il nostro indicatore anticipatore per gli Stati Uniti cresce a un ritmo stabile e resta in linea con la sua media storica. In Asia, nel frattempo, il Giappone e alcune economie emergenti della regione registrano un miglioramento dell’attività economica e della fiducia dei consumatori.
Le cose paiono più problematiche nell’eurozona, anche a causa dei suoi stretti legami economici e geografici con Russia e Ucraina. Una recessione tecnica è un rischio reale, soprattutto in Germania, dove la fiducia dei consumatori è scesa ai minimi storici.
Anche l’economia cinese è in difficoltà: gli indici dei responsabili degli acquisti stanno scendendo sotto quota 50, mentre le esportazioni stanno raggiungendo il picco. Le autorità stanno varando alcune misure di stimolo. Ma finora non sono sufficienti per compensare la debolezza del settore immobiliare e le conseguenze del rigido lockdown dovuto al COVID imposto in alcune delle principali città.
I nostri indicatori relativi alla liquidità mostrano che il ritmo dell’allentamento monetario in Cina è molto più lento di quello della manovra restrittiva negli Stati Uniti. I differenziali di rendimento tra i titoli di Stato americani e cinesi suggeriscono che il cambio della valuta cinese potrebbe scendere a circa 7 renminbi per dollaro nei prossimi mesi.
Le valutazioni paiono particolarmente preoccupanti per le obbligazioni investment grade dell’eurozona; a confronto, le omologhe statunitensi sono valutate in modo più interessante.
Per quanto riguarda le azioni, le valutazioni sembrano generalmente più interessanti: il rapporto prezzo/utili a 12 mesi dell’indice MSCI All Country World è sceso a 15,5, grosso modo in linea con la media degli ultimi 20 anni.
Tuttavia, le azioni paiono meno interessanti se considerate in un contesto di rendimenti
obbligazionari in aumento e di una prospettiva in peggioramento per gli utili societari. A
livello globale, le revisioni al ribasso degli utili da parte degli analisti sono ora più numerose di quelle al rialzo per la prima volta dall’agosto del 2020. Ciò riflette la realtà economica, in quanto il trend mostra un calo dell’indice ISM New Orders.
Esaminando gli indicatori tecnici, il rapporto put/call azionario (una misura delle posizioni azionarie ribassiste rispetto a quelle rialziste) è salito quasi fino al livello massimo della fascia in cui si è mosso storicamente, segnalando che il posizionamento in ambito azionario è eccezionalmente negativo.
Ciò si riflette anche negli indicatori del sentiment degli investitori: il sondaggio dell’American Association of Individual Investors indica che la quota di investitori “rialzisti” si avvicina ai minimi degli ultimi 30 anni. In un contesto del genere, qualsiasi guadagno di mercato potrebbe provocare una fase di adeguamento delle posizioni che alimenterebbe ulteriormente il rally.
Redazione
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