Nell’attuale contesto, sarebbe opportuno puntare ancora sulle azioni per le potenzialità di recupero future, prediligendo settori più difensivi. Giacomo Calef, Country manager di NS Partners

 

Giacomo Calef

L’attuale situazione economico-finanziaria è complessa. L’indice obbligazionario globale, il Barclays Global Aggregate EUR segna un -7.9% da inizio anno; l’azionario non fa meglio, con l’S&P 500 americano e il Nasdaq che segnano -17.3% e -27.9% rispettivamente e lo Stoxx 600 europeo un -11.5% da inizio anno.

A pesare sui diversi titoli ci sono alcuni aspetti da considerare.

Prima fra tutti l’invasione russa che, a seguito del rincaro di molte materie prime, ha esasperato al rialzo un’inflazione che era già cominciata nel 2021 a causa di un iniziale aumento dei consumi e dei prezzi dell’energia (+25.9% in Europa su base annua), spinti dalla ripresa produttiva post-pandemia. Infatti, per contenere un’inflazione che quest’anno su base annua raggiunge l’8.3%, il 9% e il 7.4%, rispettivamente, per USA, UK e area Euro, le banche centrali sono costrette ad alzare i tassi di riferimento e di conseguenza il costo del denaro, penalizzando così le aziende che devono prendere capitali a prestito per effettuare investimenti, tra cui le società growth soprattutto.

Un altro elemento di preoccupazione per quanto riguarda il contesto economico mondiale è la Cina, che persegue una politica “Zero-Covid”. Le ripercussioni per tale gestione della pandemia sono tuttavia molto dannose. Infatti, il contributo cinese alla crescita economica globale, stimato da qui al 2027, è di circa il 30% e l’attuale frenata della produzione cinese è un’altra causa della revisione al ribasso delle stime di crescita di molti paesi sviluppati.

Tuttavia, nonostante le pesanti perdite subite sull’azionario da inizio anno, quest’ultimo rimane ancora più attrattivo dell’obbligazionario: se il rendimento del Treasury americano a 10 anni nell’ultimo periodo si è attestato intorno al 2.9%, il rapporto utile per azione stimato nei prossimi 12 mesi dell’S&P500 potrebbe aggirarsi attorno al 6%.

In un tale contesto, sarebbe dunque opportuno puntare ancora sulle azioni viste le potenzialità di recupero future, eventualmente prediligendo settori più difensivi, e quindi meno influenzati dal ciclo economico, come il farmaceutico, ma anche quelli legati alle materie prime, come i metalli, considerata l’alta domanda prevista nei prossimi anni per sostenere la transizione energetica. Di contro sarebbe ideale sottopesare settori come il Real Estate, che potrebbe subire eccessivi ribassi dovuti al contesto macroeconomico attuale, e l’obbligazionario, viste le limitate possibilità di recupero nel breve termine.

NUOVI INVESTIMENTI PER L’AMBIENTE: REPOWER-EU

Lo scorso 18 Maggio 2022 la Commissione Europea ha comunicato la sua intenzione di sganciare l’Europa dalla sua profonda dipendenza dalle risorse energetiche russe.

Infatti, l’approvvigionamento di gas, petrolio e carbone russo costa all’Europa circa €100 miliardi all’anno. Il piano prevede di stanziare un ammontare di circa €300 miliardi tra prestiti e sovvenzioni. Se, da un lato, i singoli stati membri dell’UE cercano nuovi fornitori di materie prime per evitare di rimanere senza combustibili fossili nel breve termine, dall’altro la Commissione Europea continua ad investire attivamente nella transizione energetica per il futuro del pianeta.

La risposta europea tramite il RePowerEU plan punta nel più breve tempo possibile ad aumentare la resilienza degli Stati membri, diversificando le fonti di approvvigionamento e promuovendo la transizione verso energie rinnovabili e pulite, che entro il 2030 dovranno contare per circa un 40% del totale consumato. Ad oggi, infatti, i piani comunitari sono quelli di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e azzerarli nel 2050.

Per raggiungere tale obiettivo sarà necessario accelerare le procedure burocratiche per raggiungere una capacità produttiva target di circa 320GW entro il 2025 e di 600GW nel 2030 dal solo fotovoltaico. Inoltre, si aggiungeranno ulteriori 27GW all’anno di nuove installazioni per l’eolico fino al 2030 per raggiungere l’obiettivo del 55%. Se il già imponente Next Generation EU plan da €750 miliardi, incominciato durante la pandemia, aveva costretto gli stati ad allocare parte dei finanziamenti europei a progetti destinati alla transizione energetica e digitale, il nuovo piano REpowerEU vuole continuare in questa direzione, per raggiungere una sufficiente produzione energetica per mezzo di fonti rinnovabili.

E, eventualmente utilizzando anche l’idrogeno come carburante alternativo, saranno necessari enormi investimenti. Infatti, secondo gli analisti per raggiungere l’obiettivo “Carbon Neutral-50”, a livello mondiale, potrebbero essere necessari circa $9200 miliardi all’anno fino al 2050.

Nonostante tale cifra può non essere che approssimativa, tuttavia ci fa capire che gli investimenti in tal senso saranno giganteschi. E non potrà che far modificare i piani di sviluppo delle aziende del settore energetico, ormai troppo dipendenti dalle risorse fossili. Quindi, continuare a investire nella transizione energetica può essere opportuno, viste le grandi potenzialità di crescita future.


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