Intervista a Marco Corradini, Equity Portfolio Manager di Arca Fondi SGR

Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed?

Con lo scoppio della pandemia, il settore tecnologico ha partecipato a un forte rialzo di cui i principali catalizzatori sono stati la politica monetaria espansiva delle banche centrali e l’accelerazione della digital adoption per via delle restrizioni sanitarie imposte dai governi.
Tuttavia, il 2022 ha portato a un radicale cambiamento di scenario: negli Stati Uniti, il sensibile aumento dell’inflazione non ha fatto tardare la risposta della Federal Reserve americana, che da marzo ha intrapreso un percorso di normalizzazione della propria politica monetaria.
Ad oggi il mercato stima ulteriori rialzi fino a raggiungere un tasso di riferimento compreso tra il 2.5% e il 3% entro la fine dell’anno. Tipicamente, nella valutazione di una società, si attualizzano, a un tasso adeguato, i flussi che ci si aspetta vengano generati in futuro dall’attività.
Quando la parte più consistente dei flussi sono attesi lontano nel tempo, come avviene per le società che crescono molto come quelle del settore tecnologico, un aumento dei tassi porta a una riduzione anche importante del prezzo di oggi della società, senza per questo dover impattare sulla crescita attesa.
Il rialzo dei tassi degli ultimi mesi ha quindi portato un’importante riconsiderazione delle valutazioni del settore, oltre che una rotazione verso altri settori più “value”. Nonostante questo, riteniamo che le valutazioni di oggi, notevolmente più basse di quelle degli ultimi due anni in assoluto, e prossime alla media degli ultimi dieci anni, rispecchino l’attuale politica monetaria della Federal Reserve.
Nei prossimi mesi sarà pertanto importante monitorare i dati sull’inflazione ed eventuali impatti sulla crescita delle aziende. Allungando l’orizzonte di investimento però continuiamo a ritenere strutturale il macro-trend della digitalizzazione, e il settore della tecnologia tra gli assoluti protagonisti del prossimo decennio.
Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?
Nel corso degli ultimi due anni molte società hanno approfittato dei bassi tassi di interesse per ottimizzare le fonti di capitale e abbassarne il costo complessivo. Se da un lato quindi il livello di debito è salito, dall’altro il costo medio del debito è stato portato a livelli storicamente contenuti, rendendolo, di fatto, più sostenibile.
Fatte queste premesse, anche se gli attuali livelli di indebitamento non costituiscono un fattore di rischio percepito come probabile a livello di sistema, nel caso di realizzazione di rischi di coda sulla crescita, gli elementi più fragili potrebbero essere i primi a risentirne.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

