Intervista a Pasquale Corvino, gestore di Zest

 

 

Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed?
Pasquale Corvino

Il settore tecnologico US pur essendo molto ampio e variegato è stato impattato in modo diffuso e pervasivo dalla politica monetaria restrittiva intrapresa dalla Fed.

In generale il settore rappresenta il 27% della capitalizzazione dell’indice S&P500 contribuendo al 23% degli utili dello stesso. Inoltre esprime un multiplo sugli utili futuri di 22 verso una media dell’indice di 19, sgombrando, quindi, il campo da preoccupazioni di eccessi valutativi.

E’ innegabile che la fase di risalita dei rendimenti governativi abbia avuto un grande impatto soprattutto sulle singole società caratterizzate da notevoli potenzialità di crescita, alte valutazioni e bassa profittabilità. Tuttavia tale correlazione è venuta meno dopo che a inizio maggio i rendimenti hanno subito una fase di contrazione.

Va sottolineato che soprattutto la parte del settore che maggiormente aveva beneficiato del lockdown pandemico ha visto una moderazione della crescita alla quale si è affiancata nel corso del 2022 una minore visibilità sulla fase del ciclo economico che ha quindi colpito la componente ciclica del settore.

Premesso ciò, è indubbio che determinate società in un contesto di valutazioni normalizzate ma a fronte di opportunità di crescita superiori alla media rappresentino un’interessante opportunità di investimento in un contesto comunque volatile.

In aggiunta, va sottolineato che determinate società del settore che continuano a investire copiosamente nello sviluppo del proprio business, e quindi sono al momento poco profittevoli, hanno avuto cali compresi tra il 50% e il 70% arrivando quindi a scontare scenari estremamente negativi che non necessariamente si verificheranno.

In estrema sintesi sebbene quasi mai il settore leader di un ciclo di mercato riesca a mantenere tale leadership nel ciclo successivo, il settore tecnologico offre notevoli opportunità per il futuro avendo incorporato un premio per il rischio a mio giudizio adeguato.

Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?

Il livello di indebitamento delle società tecnologiche è poco preoccupante in quanto ampiamente gestibile e tra i più bassi dei vari settori sebbene in continua ascesa. Ad ogni modo sebbene sia difficile generalizzare, molte società hanno utilizzato i proventi delle emissioni obbligazionarie per riacquistare azioni proprie ed efficientare la “capital structure”. Mentre per la parte del settore a più alta intensità di capitale l’accesso al credito è certamente un elemento di maggiore criticità. In quest’ultimo caso è chiaro che la generazione di cassa prospettica debba essere capiente a garantire condizioni non eccessivamente penalizzanti.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.