Risulteranno vincenti le società redditizie e in grado di centrare una crescita strutturale. Intervista a Philip Bold, portfolio manager di Ethenea Independent Investors S.A

Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed?
L’inflazione, inizialmente guidata dallo squilibrio tra domanda e offerta indotto dalla pandemia e più di recente intensificata dalla guerra in Ucraina, è diventata appiccicosa. La Fed lo ha riconosciuto e sta attuando un ciclo di inasprimento piuttosto aggressivo per rispettare il suo mandato di garante della stabilità dei prezzi. Questo allontanamento da un orientamento monetario molto espansivo rappresenta un vento contrario per i mercati azionari: in primo luogo, attraverso la riduzione della liquidità e, in secondo luogo, attraverso l’impatto negativo ascrivibile all’aumento dei tassi di interesse.
L’aumento dei tassi di interesse ha messo sotto pressione le quotazioni azionarie in quanto provoca una riduzione del valore attuale dei flussi di cassa futuri. In particolare, i titoli il cui valore è fortemente legato ai flussi di cassa futuri– una caratteristica comune a molti titoli tecnologici – sono sensibili alle variazioni del livello dei tassi di interesse. Di conseguenza, la sensibile pressione sui titoli tecnologici statunitensi può essere attribuita, almeno in parte, alla stretta monetaria.
Un altro fattore che pesa sull’andamento delle quotazioni è la decelerazione della crescita fondamentale. Mentre la pandemia ha imposto alcuni cambiamenti strutturali a favore di questo segmento di mercato – si pensi all’e-commerce o alla digitalizzazione – le aspettative per i tassi di crescita post-pandemia sono state eccessive e si sono rapidamente ridimensionate.
Questa congiuntura – tassi di interesse più elevati e crescita più lenta – ha rimesso in discussione il tema della valutazione che ha colpito duramente i principali beneficiari dell’era pandemica, i titoli tecnologici. Mentre i titoli tecnologici sono già calati rapidamente, le pressioni del mercato persistono ancora. Le pressioni sono per lo più legate alla grande incognita: l’inflazione. L’evoluzione dei prezzi al consumo determinerà la politica della Fed nei prossimi trimestri, la fiducia delle imprese e dei consumatori e, quindi, la crescita economica e fondamentale. Questo, a sua volta, determinerà anche la fiducia degli investitori nel finanziamento di modelli di business più rischiosi.

Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?
Mentre è vero che molte società tecnologiche consolidate hanno gradualmente aumentato il loro livello di indebitamento negli ultimi anni – a volte per finanziare ulteriori riacquisti di azioni – la leva finanziaria è ancora relativamente bassa e non rappresenta un fattore di rischio importante.
Inoltre, osserviamo che le società tecnologiche non redditizie sono ancora in grado di accedere a finanziamenti nell’attuale contesto di mercato. Tuttavia, siamo scettici e altamente selettivi nell’esposizione alle aziende tecnologiche senza prospettive di redditività a medio termine in quanto sono le più suscettibili in questo contesto. Invece, vediamo opportunità dall’altra parte dell’eterogenea asset class tecnologica statunitense, vale a dire società redditizie con crescita strutturale che sono state coinvolte dal sell off alla pari delle società più rischiose.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

