L’ampliamento dello spread ha fatto salire i rendimenti dei titoli di stato italiani ma la convenienza va valutata in relazione al contesto. Maurizio Sansone responsabile fondi in titoli di BCC Risparmio&Previdenza

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Dopo l’ampliamento dello spread Btp/Bund registrato nelle ultime settimane, come valutate il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani?

Il movimento ha reso il profilo di rischio/rendimento del BTP più attraente rispetto ai mesi scorsi, ma non particolarmente attraente rispetto al nuovo contesto in cui ci troviamo. Guardiamo alle due componenti principali che determinano il rendimento, le aspettative di rialzo tassi BCE e lo spread.

Il mercato sconta un tasso depo intorno a 1,75% da qui a un anno, che è un possibile livello di equilibrio in un contesto che è diventato strutturalmente più inflattivo, a causa degli impatti geopolitici sulla globalizzazione, della transizione energetica e di un mercato del lavoro che sta cambiando natura. Tuttavia, proprio perché si è aperta una fase nuova, non si può escludere che l’incertezza sul sentiero di rialzi possa perdurare, mettendo pressione ulteriore al rialzo dei rendimenti.

Riguardo allo spread, la BCE ha segnalato il suo commitment a impedire una frammentazione delle condizioni finanziarie, che complicherebbe la corretta trasmissione della politica monetaria. I dettagli sugli strumenti che utilizzerebbe (si parla di acquisti sul mercato ‘sterilizzati’, in modo da non far crescere il proprio bilancio) non sono ancora noti, ma l’impegno appare credibile e ha già contribuito a riportare lo spread intorno a 200 punti base.

Quali tipologie di titoli di stato italiani ritenete meritevoli di essere inserite in portafoglio in questa fase?

Il nuovo contesto ci porta a dire che i tassi necessari per tenere sotto controllo l’inflazione potrebbero essere più alti che in passato. Maggiore visibilità potremo probabilmente averla dopo che la banca centrale avrà portato i tassi almeno al ‘vecchio’ equilibrio, stimato tra l’1% e l’1,5%.

A quel punto si vedrà come si comporta l’economia e l’inflazione, e se sarà opportuno fermarsi o continuare a ridurre gli stimoli monetari. Per il momento ci sembra che le scadenze fino a due anni siano più attraenti, mentre aumenteremmo esposizione su quelle più lunghe con gradualità e sulla debolezza.

Dopo la correzione delle aspettative di inflazione implicite nei titoli indicizzati, in particolare quelli a dieci anni, questi titoli sono diventati meno cari, in quanto scontano inflazione media vicina al target del 2% (da un picco del 2,8%), ma il tasso reale, al netto dello spread contro bund, non appare ancora adeguato in relazione allo scenario prima delineato. Infine, i CCT sono meno soggetti all’incertezza sullo scenario tassi, mentre riflettono prevalentemente la dinamica dello spread. Anche in questo caso, preferiamo scadenze brevi.

 


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.