Intervista a Antonella Manganelli, Amministratore Delegato e Responsabile Investimenti di Payden & Rygel Italia

Dopo l’ampliamento dello spread Btp/Bund registrato nelle ultime settimane, come valutate il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani?

Sono stati giorni di grande volatilità per le obbligazioni governative di tutto il mondo. I titoli europei non hanno fatto eccezione, in particolare quelli emessi da Paesi dell’Europa periferica, con conseguenze visibili sullo spread.
Di fatto, il riprezzamento è stato tale da portare i rendimenti a scadenza dei governativi vicini a un punto in cui possono essere un cuscino interessante in caso di un più tradizionale scenario di fuga dal rischio da recessione. Uno dei fattori da monitorare in tal senso potrebbe essere sicuramente il picco dell’inflazione, ovvero il fatto che i prezzi inizino a crescere meno velocemente.
Riguardo allo spread, crediamo sia importante distinguere qualsiasi considerazione tra breve e medio-lungo termine. Nell’immediato, crediamo ci sia da aspettarsi ancora instabilità. Tuttavia, segnali come la recente riunione di emergenza della BCE, i dettagli forniti sugli acquisti sul mercato secondario, nonché la creazione di una taskforce per lavorare a una soluzione sembrerebbero suggerire che la BCE finirà per tirare fuori il famoso “coniglio dal cappello del prestigiatore”.
Pensiamo pertanto che esista una sorta di tetto, oltre il quale la BCE non sia disposta a lasciare andare lo spread. E che i recenti movimenti di mercato abbiano dato indicazione di quale possa essere questo livello di resistenza.
Quali tipologie di titoli di stato italiani ritenete meritevoli di essere inserite in portafoglio in questa fase?
In questo momento il mercato sta prezzando l’incertezza sull’abilità della BCE di gestire il rischio di frammentazione. È necessaria una certa prudenza fino a che non sarà fatta più luce sulle politiche che la banca centrale riuscirà effettivamente a mettere in atto.
Da un punto di vista di emissioni, soprattutto nel caso in cui queste misure si concretizzino in maniera soddisfacente, potrebbe risultare interessante la parte molto breve della curva, quindi dai cinque anni di scadenza in giù. Il rischio di credito per un investitore che voglia detenere questi titoli in scadenza appare contenuto: ad oggi, si pensi che il quinquennale italiano rende quanto un indice di obbligazioni societarie di rating simile.
Certo, c’è da essere pronti ad affrontare le possibili oscillazioni di prezzo, che pensiamo possano acuirsi intorno alla fine dell’anno, quando il mercato inizierà a focalizzarsi sul rischio elezioni. Ma, tutto sommato, crediamo che il rendimento ad oggi sia interessante.
Più prudente invece il nostro approccio su scadenze più lunghe, in particolare il decennale, spesso utilizzato dagli operatori per esprimere la propria visione sul Paese e sullo spread.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

