Intervista a Orla Garvey, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Federated Hermes

 

Dopo l’ampliamento dello spread Btp/Bund registrato nelle ultime settimane, come valutate il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani?

 

Orla Garvey

Il BTP decennale di riferimento ha toccato all’inizio del mese un massimo del 4%, con uno spread di 240 punti base, portando gli investitori ad interrogarsi nuovamente sulla sostenibilità del debito italiano. Il quadro generale prevede che l’aumento dei costi di finanziamento pesi sulla crescita e, di conseguenza, le stesse prospettive di crescita degli emittenti periferici europei sono state declassate dagli economisti.

Tutto ciò, combinato con il cosiddetto rischio di coda legato a un forte shock sulle forniture di gas in Europa, complica per quest’anno il contesto del debito dell’Eurozona.

Sebbene le mosse sembrino ricalcare quanto accaduto durante la crisi dell’Eurozona e durante altri episodi di allargamento dello spread, l’elemento da sottolineare è che la sostenibilità del debito italiano si trova in una condizione migliore rispetto ai precedenti episodi in cui abbiamo assistito a un massiccio allargamento dello spread.

Dopo molti anni di tassi d’interesse bassissimi, il costo del debito è più basso, il rischio di rifinanziamento è minore e gli investitori sono meno sensibili ai prezzi, con la BCE che è di fatto grande detentore del debito dell’Eurozona. Tuttavia, il contesto odierno è diverso, in quanto la BCE è in procinto di normalizzare la propria politica e i rendimenti dei Bund stanno aumentando insieme a quelli dei BTP.

Quali tipologie di titoli di stato italiani ritenete meritevoli di essere inserite in portafoglio in questa fase?

Un forte ampliamento degli spread porta con sé delle implicazioni in termini di crescita attraverso molteplici canali, come le banche e il sentiment dei consumatori e delle imprese.

Tuttavia, questi livelli di per sé non rappresentano necessariamente una minaccia per la sostenibilità del debito se non vengono percepiti come un elemento perdurante e se si prevede che i livelli di finanziamento a lungo termine si muovano al ribasso.

La velocità con cui siamo arrivati a questi livelli è un fattore significativo. Qualsiasi elemento di “disordine” rischia di creare una spirale in direzione di un aumento dei rendimenti dei BTP e un ampliamento degli spread ed è probabilmente questo ad aver spinto la BCE a prendere la parola sul proprio strumento anti-frammentazione.

Sebbene questo strumento sembri aver eliminato per il momento una scia di un più rapido allargamento degli spread, gli investitori avranno bisogno di maggiori informazioni sui principi stessi di tale strumento e sulle relative condizioni. È probabile ne parleremo di più alla riunione di luglio, insieme al rialzo di 25 punti base già segnalato.

Ulteriori interruzioni nel settore energetico rimangono un rischio, in particolare per quanto riguarda la fornitura di gas naturale dalla Russia. Tra tutti i Paesi dell’Eurozona, l’Italia e la Germania sono i più esposti a questo rischio a causa del peso del settore manifatturiero nel PIL e della dipendenza dal gas nel loro mix energetico.

Infine, le notizie relative alle prossime elezioni italiane potrebbero mettere sotto pressione gli spread dei BTP verso la fine dell’anno. Qualsiasi rischio di frammentazione politica o di discostamento da un programma mainstream spingerebbe probabilmente gli spread verso l’alto.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.