Intervista a Fabio Castaldi, Senior Multi-Asset Investment Manager di Pictet Asset Management

Dopo l’ampliamento dello spread Btp/Bund registrato nelle ultime settimane, come valutate il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani?

I rischi da tenere in mente per chi volesse investire sul reddito fisso italiano sono sia di carattere globale che idiosincratico.
A livello globale le dinamiche inflazionistiche non mostrano, al momento, segnali di rientro: al contrario l’inflazione nel mese di maggio, sia negli Stati Uniti che in Europa, ha fatto registrare nuovi massimi ciclici – rispettivamente all’8,6% e 8,1% – costringendo le banche centrali a inasprire e accelerare la stretta di politica monetaria.
Senza segnali d’inversione di tali dinamiche, i mercati obbligazionari rischiano di rimanere sotto pressione nonostante i crescenti timori sul rischio “recessione”. A livello idiosincratico, per l’Italia sono due gli appuntamenti cruciali: il passaggio autunnale della legge di bilancio che si annuncia complicato e carico di rischi per il governo Draghi. E, nella primavera prossima, ma già nel mirino di molti investitori, le elezioni generali, con le ovvie incognite sulla continuità di azione di chi dovesse subentrare al governo uscente.
Quali tipologie di titoli di stato italiani ritenete meritevoli di essere inserite in portafoglio in questa fase?
Le dinamiche estremamente volatili sui titoli di stato italiani sono state, in questa fase, prevalentemente frutto della comunicazione confusa da parte della BCE. L’assenza, in occasione della riunione del 9 giugno, di un impegno formale circa la volontà di contenere l’allargamento degli spread sui bond periferici (e, in questo contesto, in particolare sul BTP) ha mandato in fibrillazione gli investitori, portando lo spread del BTP decennale contro il BUND tedesco a livelli pericolosamente vicini a quelli registrati nella primavera del 2018, all’indomani delle elezioni politiche che avevano generato dubbi sulla volontà di permanenza nell’area Euro dell’allora governo giallo-verde.
L’annuncio da parte della BCE – in occasione della riunione convocata in emergenza il 14 giugno – di un programma anti-frammentazione (ovvero di contenimento degli spread) in fase di studio, ha consentito allo spread di ritracciare l’intero allargamento dell’ultimo mese, passato da 250 a 190 punti base.
I prezzi d’ingresso non sono pertanto particolarmente interessanti in termini relativi ai livelli attuali; in termini assoluti, invece, possiamo dire che correzioni della parte breve (2-3 anni) della curva dei BTP (a rendimenti prossimi al 2 e 2,5% rispettivamente) possono rappresentare livelli d’ingresso interessanti. Alternativamente un allargamento dello spread BTP/Bund in area 250 punti base offrirebbe un’opportunità d’ingresso sul BTP decennale.
Redazione
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