A cura di Erik Weisman, Chief Economist e Portfolio Manger e da Benoit Anne, Director – Investment Solutions Group, MFS IM
Non è ancora chiaro se l’economia statunitense riuscirà ad evitare un atterraggio duro. Riteniamo che le probabilità di recessione siano aumentate notevolmente, sulle scia dei timori per la minaccia di un eccessivo inasprimento monetario da parte della Federal Reserve statunitense.

La curva dei futures sui Fed Fund dovrebbe superare il tasso neutrale stimato di un margine significativo. A proposito del doppio mandato della Fed, il presidente Jerome Powell ha precisato di essere molto più concentrato sul contenimento dell’inflazione che sulla salvaguardia della crescita economica.
Pertanto, l’istituto centrale statunitense ha fatto sapere di essere pronto, se necessario, a provocare una recessione (rischio collaterale) nella sua lotta incondizionata all’aumento dei prezzi. Nell’eventualità di un atterraggio duro, è probabile che la Fed cambi marcia e ricominci ad allentare la politica monetaria. Ma solo a condizione di riportare l’inflazione sotto controllo. Nel complesso, l’economia statunitense sta affrontando un periodo di significativa volatilità e incertezza e gli scenari possibili sono numerosi.
Uno scenario di atterraggio morbido è ancora possibile, ma sempre più difficile. Se gli Stati Uniti riusciranno ad evitare una recessione, ciò sarà soprattutto grazie alla tenuta evidenziata dai consumi statunitensi. E a un allentamento dei vincoli dal lato dell’offerta.
La sfida sarà quella di trovare il giusto equilibrio. Il perdurare di una solida spesa per consumi indurrebbe verosimilmente la Fed a continuare ad alzare i tassi, provocando parallelamente una recessione.
Tuttavia, le crescenti pressioni inflazionistiche hanno spinto la fiducia dei consumatori ai minimi storici. E il rischio, in prospettiva, è che la spesa per consumi rallenti notevolmente e non funga più da motore primario della crescita economica. Il fattore cruciale per determinare se l’economia USA riuscirà a conseguire un atterraggio morbido sarà la dinamica a breve termine dell’inflazione. Finora quest’ultima non ha accennato a diminuire.
Prima di tornare a un orientamento monetario più neutrale, la Fed dovrà osservare un chiaro trend ribassista dell’inflazione di fondo. Inoltre, la banca centrale è sempre più preoccupata del marcato incremento delle aspettative di inflazione a lungo termine. Tuttavia, la normalizzazione dei vincoli dal lato dell’offerta (ossia uno shock di offerta positivo) e l’attenuarsi del surriscaldamento della domanda potrebbero favorire una migliore traiettoria dell’inflazione.
Quali sono le implicazioni per i mercati obbligazionari? A fronte di uno scenario di recessione sempre più verosimile, la tesi a favore di un netto sottopeso di duration si è indebolita.
La probabilità che i tassi a lungo termine salgano di molto rispetto ai livelli attuali è a nostro avviso diminuita. Tuttavia, i tassi sul tratto a breve della curva potrebbero rimanere sensibili a un’inflazione persistentemente elevata, a un mercato del lavoro robusto e a un orientamento restrittivo della Fed, con il rischio di ulteriori aumenti dei tassi a breve.
Se i fondamentali macroeconomici continueranno a deteriorarsi e si verificherà una recessione, prevediamo un ampliamento degli spread creditizi. Il che renderà necessarie un’attenta analisi e una scrupolosa selezione dei titoli per gestire le esposizioni creditizie.
Redazione
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