Investire è un viaggio attraverso un mondo incerto, ma proprio come l’automobilista non può stare fermo, l’investitore non può rimanere in disparte per sempre. Bernard Lalière, head of Credit at DPAM
Rimanere bloccati in auto per ore con i bambini non è un’esperienza insolita per i genitori che viaggiano durante l’estate. Può essere una situazione snervante, soprattutto se i bambini chiedono: “Siamo già arrivati”?
Oggi, con gli strumenti a disposizione, diventa facile stimare il tempo di percorrenza ed essere informati sui lavori stradali che si incontreranno, ma ogni volta l’impazienza prevale e la domanda si ripresenta.
Non ci sono risposte chiare a questa domanda, il viaggio verso la destinazione può essere complicato da una serie di eventi imprevedibili possono influire sul tempo del viaggio e sulla sua durata. Gli investitori si trovano oggi di fronte a una domanda simile: “Siamo già arrivati”, “È il momento di comprare”?
Un anno fa, gli spread creditizi hanno iniziato ad allargarsi sia nel mercato dell’high investment grade sia in quello dell’high yield. Circa un anno fa, lo spread Bloomberg Barclays Corporate Average era di 83 punti base. Mentre lo spread Bloomberg Barclays High Yield, non-financials, era di 269 punti base.
Quella che, a prima vista, sembrava una correzione tardiva in un mercato ristretto, si sta rivelando una correzione seria con spread più che raddoppiati rispetto al livello massimo del 21 settembre.
Siamo già a questo punto, con gli spread dell’high investment grade europeo a 221 punti base e quelli sull’high yield a 606 punti base? Come per la guida di un’automobile, investire nel credito non è privo di rischi.
Il rischio di default è la prima cosa che viene in mente quando si parla di obbligazioni societarie. Se ci concentriamo sul mercato più sensibile a tale rischio, ossia quello high yield, possiamo stimare con precisione il tasso di default previsto al momento.
Attualmente, considerando un tasso di recupero del 40%, il mercato prevede il 36,77% di default per i prossimi cinque anni. Il periodo peggiore per i default nell‘high yield è stato quello dello scoppio della bolla internet. In quel periodo il tasso di default cumulativo ha raggiunto il 30%. Tuttavia, se si prevede una normale recessione, quest’ultimo si avvicina al 15%.
Oltre al rischio di default, esistono altri rischi, come il rischio di downgrade e il rischio di liquidità, che giustificano una remunerazione aggiuntiva per gli investitori. Si tratta del cosiddetto “premio per il rischio di mercato”. In media, negli ultimi vent’anni, questo premio per il rischio di mercato si è avvicinato a 290 pb nel mercato dell’high yield. Se l’anno prossimo il mercato registrerà un tasso di insolvenza del 2,5%, l’attuale buffer è di 429 pb.
Investire è un viaggio attraverso un mondo incerto, ma proprio come l’automobilista non può stare fermo, l’investitore non può rimanere in disparte per sempre. Tuttavia, in un contesto di incertezza, prevale la cautela. Trovare il giusto equilibrio tra rischio e rendimento non è mai stato così importante.
Quest’anno, le significative variazioni dei tassi di interesse hanno portato a un aumento della volatilità delle obbligazioni. Da un anno a questa parte, il tasso finale è stato rivisto al rialzo. Negli Stati Uniti, attualmente il tasso finale è al 4,5%, mentre 3 mesi fa era inferiore dell’1%. Siamo già a questo punto?
Tra le strategie di investimento meno volatili ci sono quelle a breve scadenza. La combinazione di una breve duration e di un discreto carry rende le strategie ad alto rendimento a breve duration una soluzione interessante per trovare l’equilibrio ottimale tra rischio e rendimento.
Questa classe d’investimento è sempre stata meno volatile delle strategie ad high yield tradizionali, data la minore duration e la migliore qualità del credito sottostante.
La recessione è un evento ad alto rischio in Europa; quindi, inevitabilmente i tassi di default aumenteranno. Ma, contrariamente a quanto molti pensano, non è tra gli emittenti che si rifinanzieranno a breve che si troverà la maggior parte delle società in default.
Nei mercati ad high yield, la maggior parte dei default si verifica nei primi tre anni di emissione del debito e l’incapacità di pagare le cedole è la causa principale di default, non il rischio di rifinanziamento. Il debito di nuova emissione è proprio l’area in cui la strategia non è presente. Concentrandosi sulle obbligazioni con una scadenza residua di massimo quattro anni e che sono già state emesse da alcuni anni, il rischio di default si riduce drasticamente.
Redazione
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