La BCE ha aumentato il tasso di deposito al 2,5%. I commenti di S&P Global Ratings, Pimco, abrdn, State Street, Columbia Threadneedle, Candriam
Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P Global Ratings
“Sembra evidente che il picco del ciclo dei rialzi sarà nella fascia tra il 3 e il 3,5% per il tasso di deposito della BCE. Ma è difficile avere una visione precisa al momento. La lettura dell’economia europea rimane complessa, in quanto soggetta a forze opposte e asincrone. Ad esempio, si prevede che la produzione rimanga forte, ma che i consumi si indeboliscano nella prima metà dell’anno, mentre i consumi e gli investimenti dovrebbero riprendersi nella seconda metà dell’anno, quando la produzione rallenta. Inoltre, la BCE non sta alzando i tassi solo a causa delle fluttuazioni a breve termine del ciclo economico. Il livello dei tassi neutrali – in cui le banche centrali non sono né espansive né restrittive – sta salendo per ragioni strutturali di lungo periodo. Gli shock subiti dal commercio globale dopo la pandemia e la necessità di rendere più ecologiche le nostre economie implicano un riorientamento delle catene di approvvigionamento. Questo processo richiederà necessariamente maggiori investimenti, un nuovo equilibrio del risparmio e quindi tassi più alti. Sarebbe prematuro ipotizzare un taglio dei tassi da parte della BCE alla fine di quest’anno.”
Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO
Nel complesso, le decisioni di politica monetaria della BCE di oggi sono state ampiamente in linea con le aspettative.
La reazione da colomba del mercato non è del tutto intuitiva e probabilmente è stata influenzata anche dalle riunioni della Fed e della Banca d’Inghilterra.
La BCE ha aumentato i tassi di riferimento di 50 punti base e ha lasciato intendere che il ciclo di rialzi non è terminato, dato che l’inflazione di fondo rimane ai massimi storici.
La BCE intende aumentare i tassi di altri 50 punti base a marzo e valuterà il percorso successivo alla luce delle nuove proiezioni macroeconomiche di marzo.
Il Presidente Lagarde ha fortemente lasciato intendere che la BCE non concluderà a marzo.
La BCE non ha fornito molte indicazioni sulla potenziale destinazione dei tassi d’interesse, ma ha accennato al fatto che essi dovranno comunque aumentare in modo significativo e a un ritmo costante, fino a raggiungere livelli sufficientemente restrittivi.
Le nostre convinzioni restano poche per quanto riguarda l’andamento e la portata dei rialzi dei tassi della BCE, date le ampie incertezze sulle dinamiche dell’inflazione.
La BCE ha inoltre reso noti i dettagli dell’esercizio del QT nell’APP. In linea con le aspettative, i reinvestimenti parziali saranno condotti secondo la prassi attuale, in proporzione alla quota di rimborsi di ciascun programma costitutivo. Non prevediamo conseguenze sul mercato a seguito di questi dettagli.
Paul Diggle, Deputy Chief Economist, abrdn
La BCE ha aumentato i tassi di interesse di 50 punti base, portando il tasso di deposito al 2,5%.
Tutto come previsto dal mercato. Tuttavia, a differenza dei funzionari della Banca d’Inghilterra, la BCE è fermamente intenzionata a continuare ad aumentare i tassi d’interesse in futuro.
Infatti, la BCE ha dichiarato che “manterrà la rotta di un aumento significativo dei tassi di interesse a un ritmo costante” e che “intende aumentare i tassi di interesse di altri 50 punti base” a marzo.
Infine, sono stati forniti ulteriori dettagli sulle modalità di funzionamento del Quantitative Tightening. La BCE ridurrà il proprio bilancio di 15 miliardi di euro al mese, ovvero circa la metà del ritmo di maturazione naturale del portafoglio. Continueranno quindi i reinvestimenti parziali, con particolare attenzione ai reinvestimenti di obbligazioni societarie “verso emittenti con una migliore performance climatica”. Questo piccolo dettaglio potrebbe essere la parte più importante della decisione di oggi, perché è il primo passo concreto nell’utilizzo del bilancio della BCE per promuovere gli obiettivi climatici.”
Elliot Hentov, Head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors
Ieri la BCE ha fatto un ottimo lavoro alzando i tassi in linea con le aspettative di mercato e anche la decisione presa nel prossimo meeting potrebbe essere in linea con le attese, dato che un ulteriore rialzo di 50 punti base è stato già anticipato e prezzato di conseguenza. Ma al di là di questo, è probabile che il dilemma di politica monetaria si ripresenti. L’economia dell’Eurozona potrebbe aver evitato di incorrere in un “annus horribilis” grazie a un rigoroso consumo di energia, all’accumulo prudente di energia e alla fortuna di aver assistito a un inverno mite. Sembra improbabile che si verifichino altri miracoli e anche un lieve rallentamento dell’economia inizierà a rendere più complicata la traiettoria di politica monetaria della BCE.
Di quanto ancora possono aumentare i tassi di interesse in un’economia stagnante, dopo che la banca centrale ha avviato il ciclo di inasprimento più rapido della storia? In totale non è possibile un rialzo di oltre 100 punti base prima che la politica monetaria venga percepita come un vincolo alla ripresa economica. Inoltre, la BCE sta riducendo il proprio bilancio, scelta che si ripercuote in modo sproporzionato sulle condizioni del credito europeo rispetto a quelle statunitensi. Quindi l’inasprimento monetario si fermerà in primavera, ma siamo ancora ben lontani dalla possibile inversione di rotta della traiettoria al rialzo.
Dave Chappell, gestore mercato obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments
In controtendenza rispetto ai recenti segnali provenienti dal Regno Unito e dagli USA, la BCE ha mantenuto il suo orientamento precedente, aumentando i tassi di 50 punti base e impegnandosi preventivamente in un ulteriore aumento di mezzo punto nella prossima riunione di marzo. Da quel momento valuterà il successivo percorso della sua politica monetaria. Le prospettive sono state giudicate meno cupe rispetto all’ultima riunione del Consiglio, grazie soprattutto ai costi energetici significativamente più bassi e all’aumento dei redditi. Per contro, i prezzi dei generi alimentari continuano a salire e l’inflazione di fondo, pur essendo stabile rispetto al livello di dicembre, è ancora troppo elevata. I rischi per la crescita economica sono diventati più equilibrati, così come quelli per l’inflazione, almeno nel breve periodo. Un fattore esterno di indebolimento della crescita potrebbe arrivare da un’ulteriore recessione globale, mentre un’accelerazione della ripresa in Cina potrebbe rappresentare un rischio di aumento della crescita e dell’inflazione. Mentre un eventuale brusco inasprimento delle condizioni di credito, sia per le imprese che per le famiglie, potrebbe fungere da fattore interno di indebolimento della crescita.
Anche se la riunione di marzo sembra bloccata a +50 punti base, le condizioni globali potrebbero essere molto diverse quando la commissione si riunirà a metà giugno. Sebbene la Presidente Lagarde abbia sottolineato che in seguito ci sarà ancora molto da fare, la Banca Centrale potrebbe trovarsi da sola nel continuare a perseguire una politica monetaria in territorio restrittivo. La fine sembra essere prossima e i mercati lo hanno percepito.
Jamie Niven, Senior Fund Manager di Candriam
È evidente che il mercato si era posizionato per una BCE hawkish. Nonostante le dichiarazioni esplicitamente da falco della banca centrale, con un ritorno alla forward guidance (nonostante si pensasse fosse stata abbandonata) e “l’intenzione” di effettuare un altro rialzo da 50 pb a marzo, abbiamo assistito a un forte rally delle obbligazioni (almeno prima della conferenza stampa della Lagarde). Ritengo che ci sia una buona possibilità di un errore di politica monetaria da parte della BCE. Sebbene l’inflazione sia ancora ben al di sopra dell’obiettivo e i dati sulla crescita siano inequivocabilmente più positivi rispetto a due mesi fa, con l’evoluzione dei prezzi del gas e la riapertura della Cina a portare venti favorevoli, il ciclo di rialzi dei tassi è stato aggressivo in Europa, persino più aggressivo della Fed in termini di ritmo di rialzi dei tassi, nonostante una data di inizio più tardiva. Il timore è che il ritardo nella trasmissione della politica monetaria provochi un indebolimento della crescita nella seconda metà del 2023. La reazione dei prezzi delle obbligazioni dopo l’annuncio odierno della BCE suggerisce che il mercato tende ad essere d’accordo e non crede davvero che la BCE possa mantenere questo tono da falco più a lungo di quanto già previsto.
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.

