E’ un falso mito che i titoli tech siano più indebitati rispetto al mercato generale. Intervista a Morgane Delledonne, Head of Investment Strategy Europa di Global X
L’impennata dei tassi statunitensi ha condizionato negativamente l’andamento dell’indice Nasdaq nel 2022. Credete che il calo delle quotazioni abbia scontato a pieno le aspettative sulle intenzioni della Fed?
Forse i mercati stanno sottovalutando il tasso terminale della Fed, ma non il ritmo dei rialzi nel primo semestre. Come suggerito dai verbali della riunione di novembre, il tasso terminale dei fed funds dovrebbe essere raggiunto quando il tasso arriverà in territorio positivo in termini reali. Attualmente siamo a un livello di -0,35% se si considera l’inflazione PCE.
A mio parere, il tasso terminale raggiungerà il 5,50% entro la metà dell’anno; l’inflazione, la rigidità del mercato del lavoro e la tenuta dell’economia saranno i fattori che determineranno la rapidità con cui ciò avverrà.
D’altra parte, i tassi d’interesse reali statunitensi sono in territorio positivo lungo tutta la curva dei rendimenti da metà settembre, quando le condizioni finanziarie hanno iniziato a restringersi in modo significativo per famiglie e imprese. È probabile che in futuro la Fed adotti un ritmo più graduale (cioè 25 pb) per mantenere la politica di restringimento per un periodo abbastanza lungo da frenare gradualmente l’attività economica. Detto questo, è improbabile che nel 2023 si verifichino shock sui tassi, il che dovrebbe essere di sostegno per i titoli tecnologici.

L’attuale livello di tassi Usa potrebbe mettere in discussione le prospettive di crescita delle società tecnologiche più indebitate? Oltre alla dinamica dei tassi, quali altre variabili potrebbero condizionare l’andamento dell’indice nel 2023?
Pur essendo aumentati rapidamente lo scorso anno, i tassi di interesse USA sono saliti da livelli molto bassi e in termini reali sono ancora relativamente bassi. Inoltre, è un falso mito che i titoli tech siano più indebitati rispetto al mercato generale. Ad esempio, per il Nasdaq il rapporto tra debito ed EBITDA, che misura la capacità di una società di ripagare il debito contratto, è pari a 4,06 ed è allineato all’indice MSCI ACWI (4,80).
Per contro, il rapporto per l’indice Dow Jones Industrial si attesta a 6,60 e quello dell’indice Euro Stoxx 50 a 7,13. Il rapido aumento dei tassi d’interesse dello scorso anno ha creato volatilità e i titoli tecnologici sono più sensibili del resto del mercato ai tassi d’interesse, dato che incidono direttamente sul tasso di sconto utilizzato nelle loro valutazioni.
Mi aspetto però che l’aumento più graduale dei tassi d’interesse di quest’anno, unito al calo del dollaro americano, favorisca una rotazione verso i titoli growth e tech, dato che queste società realizzano una quota significativa dei ricavi al di fuori degli Stati Uniti.
Ad esempio, un tema come l’e-commerce ha un buon potenziale quest’anno ed è oggi piuttosto a buon mercato, anche se si tiene conto della leva finanziaria. Con l’inflazione elevata in Occidente, i consumatori vanno a caccia di sconti e opzioni di pagamento flessibili, e anche la ripresa della Cina potrebbe dare impulso al settore.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.


