A colloquio con Fares Benouari, Senior Portfolio Manager, Swiss and Global Equities, UBP

Dopo aver sovraperformato per 12 degli ultimi 13 anni, cosa vi aspettate dall’equity Usa per i prossimi anni?

La sovraperformance del mercato statunitense rispetto all’Europa e all’azionario globale nell’ultimo decennio è innegabile.
Eppure, rimane da chiedersi se, dato l’aumento del premio di valutazione delle azioni statunitensi rispetto al resto del mondo nel 2023, sia giunto il momento di sottopesare gli Stati Uniti, almeno dal punto di vista tattico.
Per rispondere a questa domanda, è importante rendersi conto che il 75% della performance dell’S&P 500 nel 2023 è stato guidato dai “Magnifici 7” (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla).
Inoltre, se si eliminano queste “mega-cap” dall’S&P 500, i restanti 493 titoli scambiano a un ragionevole multiplo di 17 volte gli utili previsti a 12 mesi, anziché a 19 volte come l’indice nel suo complesso. Questa cifra sarebbe in linea con la media storica di lungo periodo e porta i “tori” statunitensi a pensare che ci sia un significativo potenziale di rialzo sotto la superficie.
Ma soprattutto, è importante capire che le azioni statunitensi hanno storicamente sovraperformato grazie alla superiore creazione di valore delle società americane. Il team Swiss & Global Equity di UBP misura la creazione di valore in base al rendimento del flusso di cassa di un’azienda (CFROI®) rispetto al costo del capitale.
Così, scopriamo che le società, i settori, i Paesi e le intere regioni che presentano una creazione di valore superiore sovraperformano nel lungo periodo. Questo è il motivo per cui Ferrari, Healthcare e l’S&P 500 registrano performance superiori rispettivamente a Volkswagen, Utilities e lo Stoxx Europe 600. Questa superiorità deriva in genere da investimenti superiori in Ricerca e Sviluppo o da marchi più forti, che a loro volta contribuiscono a generare quote di mercato, potere di determinazione dei prezzi e redditività migliori.
Alcuni studi ipotizzano che la graduale diffusione dei progressi tecnologici guidati dall’IA dovrebbe dare una spinta alla produttività degli Stati Uniti. L’intelligenza artificiale riporterà il dominio del mercato azionario Usa?
Nel lungo periodo, ci aspettiamo che il CFROI dell’azionario statunitense venga “aumentato” dall’IA, grazie al miglioramento della produttività e all’accelerazione della crescita dei ricavi. Secondo un rapporto di McKinsey pubblicato a giugno 2023, l’IA generativa potrebbe infatti contribuire ad aumentare la crescita annuale della produttività del lavoro dello 0,1%-0,6% da qui al 2040.
Dallo stesso rapporto emerge che l’IA generativa (GenAI) potrebbe portare all’economia globale fino a 4400 miliardi di dollari all’anno, ossia più del PIL del Regno Unito. Questo si concretizza già in un aumento delle vendite, degli utili e dei flussi di cassa di alcune aziende di semiconduttori (ad esempio Nvidia, AMD, Marvell, ecc.), di titoli software (ad esempio Adobe, Salesforce, Intuit) e di giganti del settore tecnologico grazie alla GenAI (ad esempio ChatGPT di Microsoft e Bard di Alphabet).
Questi miglioramenti dovrebbero essere più marcati negli Stati Uniti rispetto all’Europa e al resto del mondo, grazie al vantaggio del loro essere first mover, a una regolamentazione più favorevole e a un più facile accesso ai capitali. Se questa previsione si avvererà, sarà difficile superare la performance dell’S&P 500 nel prossimo ciclo.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

