Intervista a Federico Valesi, CFA, Head of Credit di Quaestio SGR

 

I Treasury sono affondati di prezzo a un ritmo sostenuto, spingendo verso l’alto i rendimenti, cosa alquanto strana poiché nei casi di crescente pericolo percepito dagli investitori i titoli di Stato USA si trasformano in asset rifugio. Come interpretare il calo delle quotazioni?

 

Federico Valesi

I Treasury costituiscono in tempi normali uno dei principali asset rifugio liquidi. Tuttavia quelli che stiamo vivendo sono tempi tutt’altro che normali.

L’economia americana si sta dimostrando molto più resiliente delle aspettative, sostenuta da una politica fiscale fortemente espansiva e da un mercato del lavoro che sembra non tirare mai il fiato.

I dati del Tesoro americano indicano un disavanzo a fine settembre del 6.2%. E sebbene alcune misure, come la moratoria sui pagamenti degli “student loans”, siano arrivate al termine, l’impulso fiscale è stato molto potente.

Il mercato del lavoro continua a essere molto surriscaldato: la disoccupazione al 3,9% continua a essere vicina ai minimi degli ultimi 20 anni. La mancanza di personale qualificato continua a mettere pressione sui salari.

La situazione è talmente seria che negli ultimi mesi ci sono state forti movimentazioni sindacali che sono sfociate in scioperi sanguinosi per i conti del settore automobilistico ma non solo. I Treasury continueranno a svolgere il ruolo di bene rifugio, ma in questo momento le dinamiche di domanda/offerta sono sfavorevoli.

Non dimentichiamoci che la Fed sta riducendo il suo enorme bilancio più che raddoppiato dal 2020 ad oggi. I flussi sono sempre i motori dei mercati.

Ritenete che quello attuale rappresenti un buon punto di ingresso per chi voglia aumentare la quota di portafoglio destinata ai treasury decennali o che sia meglio focalizzarsi su titoli di Stato Usa a scadenza più breve?

Un rendimento del 5% sui Treasury decennali rappresenta sicuramente un’ottima opportunità di investimento in un orizzonte di medio-lungo periodo. Nel breve periodo invece, investire nella parte a breve garantisce la quasi certezza di realizzare un rendimento positivo nei prossimi 12 mesi.

Investire sul decennale, per quanto attraente possa sembrare, porta con sé maggiore volatilità nei prezzi. E il rischio non trascurabile che un nuovo aumento dell’inflazione o una crescita economica superiore alle attese possa far proseguire questo re-pricing delle scadenze più lontane.

Dopo anni di repressione finanziaria caratterizzata da tassi reali negativi, ora per noi gestori la sfida più difficile è dove posizionarsi correttamente sulle curve. Più che una visione direzionale sui tassi in un’ottica di investimento sui nostri portafogli, pensiamo a una normalizzazione delle curve dei tassi.

Ci aspettiamo che i rendimenti a lungo termine tornino a essere superiori rispetto al breve termine nei prossimi mesi. La Fed ha introdotto nel suo comunicato al mercato il termine stabilità finanziaria in aggiunta a quella dei prezzi, scatenando l’euforia dei mercati che hanno anticipato non solo la fine del “policy rate” ma anche effettuato una parziale retromarcia andando a comprare aggressivamente le scadenze lunghe. La volatilità dei tassi rimarrà elevata nei prossimi mesi, di questo siamo convinti.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.