A colloquio con Antonio Poggialini, sales director di Pictet Asset Management
Può descrivere brevemente la situazione attuale dei mercati obbligazionari?
«Per più di un decennio le banche centrali hanno oppresso i rendimenti obbligazionari con una politica monetaria ultraespansiva, fino a quando, a partire dal 2022, c’è stata una totale inversione di tendenza. Dopo il forte aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, l’obbligazionario è tornato a offrire rendimenti interessanti. Analizzando i flussi degli ultimi mesi, infatti, si vede che molti investitori si sono riversati su questo mercato. Le ragioni sono fondamentalmente due: in primis, la certezza della cedola e la prevedibilità dei flussi di interesse, che si affiancano alla sicurezza del rimborso del capitale investito se portato a scadenza; in secondo luogo, la speranza che, con il ridimensionamento dei livelli dell’inflazione e un possibile taglio dei tassi, sia in Europa, sia negli Stati Uniti, si registri un forte apprezzamento dei prezzi dei titoli, che l’investitore potrebbe sfruttare vendendo prima della scadenza. Il punto è che sono mesi che il mercato scommette sul taglio dei tassi e queste aspettative sono continuamente spostate in avanti nel tempo dalle banche centrali. Insomma, quella che poteva sembrare una leva di valore (l’effetto tassi sui prezzi) al momento si sta rivelando solo una leva di volatilità».
Quindi qual è la vostra soluzione?
«Come sappiamo, sono tre le fonti di rendimento (e di rischio) del mercato obbligazionario: tassi, valuta e rating. Le prime due fonti sono difficilmente controllabili: il movimento dei tassi di interesse, come abbiamo visto, dipende dalle banche centrali sulle scadenze brevi e dalle aspettative di tenuta macro su quelle lunghe. Negli ultimi mesi le previsioni continuano a essere riviste in modo significativo e questo fatto dà poca certezza all’investitore. La valuta è sempre stata una leva non sistematica: le variabili che incidono sui tassi di cambio sono così complesse che è difficile creare valore in modo ricorrente e stabile tramite scelte attive significative. Il merito creditizio, infine, è più “leggibile”. Il rendimento che l’emittente deve offrire ai propri sottoscrittori deve essere in linea con la propria solidità finanziaria. Il mercato non è sempre efficiente, quindi, grazie a un’attenta analisi dei fondamentali, è possibile capire la qualità dei titoli emessi e valutare le differenze di prezzo. In un momento in cui domina ancora l’incertezza, la nostra risposta è focalizzarsi sulla fonte di rendimento più stimabile, il merito creditizio, e minimizzare le altre due, tramite la quasi totale assenza di esposizione valutaria fuori dall’euro e una sensibilità ai tassi di interesse contenuta, che si traduce con una duration medio/breve. In tal senso, abbiamo sviluppato una nuova soluzione per i clienti alla ricerca di rendimento nel credito dei mercati sviluppati, sfruttando un approccio diversificato (minimo il 75% di allocazione in credito investment grade e high yield). L’obiettivo è assicurarsi, per un orizzonte di medio termine, i rendimenti più interessanti al momento disponibili sul mercato, grazie a un approccio attivo e a una rigorosa gestione del rischio».
Ma il mercato del credito non è rischioso?
«Quando gli investitori pensano al credito, tendono a concentrarsi sul rischio. Il credito investment grade è visto alla luce dell’incertezza societaria, mentre il debito pubblico rappresenta la sicurezza. L’alto rendimento è spesso associato al rischio di default, mentre le azioni rappresentano opportunità come crescita e valore. A dire il vero, gli investitori dovrebbero bilanciare opportunità e rischi. L’evidenza dimostra che il credito offre un profilo di rischio-rendimento migliore rispetto ai corrispondenti titoli azionari e governativi. La storia palesa che investire nel credito offre rendimenti costanti. I ribassi dell’asset class sono stati temporanei e sono sempre stati seguiti da forti rimbalzi della performance, premiando l’investitore paziente. Nel complesso, il credito offre un equilibrio tra rischio e rendimento, rispetto alle classi di attività più tradizionali: ad esempio, l’investment grade in euro ha offerto rendimenti migliori con una volatilità inferiore rispetto ai classici strumenti privi di rischio come i titoli di stato tedeschi».
Per chi può essere indicata questa soluzione?
«L’obiettivo che abbiamo in mente è la stabilità. Vogliamo aiutare gli investitori a gestire la parte più conservativa del portafoglio nel modo più efficiente possibile, prendendoci carico dell’allocazione sui sottostanti. Possiamo descrivere il nostro processo come un approccio a tre fasi. Nella prima parte, analizziamo la situazione macro per allocare il portafoglio all’interno delle varie classi di merito creditizio Ig e Hy. Nella seconda sfruttiamo le nostre capacità di ricerca, selezionando i titoli con i profili migliori e combinandoli con strumenti governativi e del mercato monetario (in tutto, il massimo è un quarto del portafoglio). Nel terzo e ultimo step procediamo con la costruzione dell’allocation, ottimizzando la combinazione dei vari titoli in modo da minimizzare situazioni di rischio non volute (bias settoriali, geografici…) e calibrando il peso di ogni posizione. L’approccio attivo e flessibile ci permette di limitare il rischio di credito in favore delle emissioni governative, con lo scopo di tutelare il portafoglio. E viceversa in fasi di mercato favorevoli».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

