Il Giappone è tornato a essere uno dei mercati che gli investitori guardano con attenzione. Fondi&Sicav ne ha parlato con Sugio Suzuki, ceo di Asset Management One International, con base a Londra, una delle più note società giapponesi di gestione del risparmio.

Il mercato giapponese ha conosciuto un forte rimbalzo e, dopo molti anni, ha superato i massimi del 1989. Pensa che il corso dell’indice abbia già scontato una serie di notizie positive?

“Innanzitutto, vorrei fare una precisazione: il Nikkei 225 è sopra i massimi del 1989, ma le condizioni del mercato odierno sono molto diverse da allora. Mi riferisco, nello specifico, alle valutazioni: 35 anni fa il rapporto prezzo utile era 60, un valore eccessivo che rivelava la presenza di una bolla speculativa. Oggi l’indice è tornato a trattare all’interno della fascia storica 15-18 ed esprime la forza degli utili delle aziende giapponesi. Non escludo che, nel breve periodo, sia possibile un consolidamento, tuttavia credo si possa affermare che “corporate Japan is back”. L’iniziativa adottata dal Tokyo Stock Exchange (Tse), che è stata accolta con grande interesse dagli investitori stranieri, si è rivelata molto efficace e le aziende giapponesi si stanno concentrando sempre più su una gestione efficiente del capitale, insieme a una maggiore attenzione non solo per gli azionisti, ma anche e soprattutto per gli stakeholder”.

Quali sono le ragioni per continuare a investire in Giappone?

“L’iniziativa del Tse non deve essere considerata come un evento del passato, perché ha messo in moto un processo virtuoso che produrrà degli effetti nel futuro: è un progetto di lungo periodo che cambierà l’atteggiamento e il comportamento delle aziende giapponesi, i cui effetti si paleseranno negli anni a venire. Certamente, il Giappone ha dinnanzi a sé una sfida molto grande, che è condivisa da molte altre nazioni: il problema demografico. Proprio per questa ragione, è necessario creare un nuovo equilibrio all’interno di un paese dove per lungo tempo le grandi aziende hanno costituito un polo di attrazione per l’impiego dei nuovi laureati, senza però lasciare loro spazio per una crescita da cui poterne trarre beneficio. Oggi in Giappone vedo nascere molte startup, la cui esistenza sarebbe stata difficile da immaginare in passato, che danno spazio ai giovani talenti, sono fonte di rinnovamento e, contestualmente, sono forieri di stimoli perché anche le grandi imprese rivedano la propria organizzazione interna”.

Un grande cambiamento rispetto a trent’anni fa…

“Sono mutate le aspirazioni dei giovani ed è emersa la volontà di essere retribuiti in modo diverso rispetto al tradizionale sistema basato sugli scatti d’anzianità. Se, quando finii l’università, avessi deciso di fondare una mia attività, tutti me lo avrebbero sconsigliato: oggi la situazione non solo è molto cambiata. L’introduzione del nuovo codice di corporate governance e l’attività di stewardship, sono continui stimoli per intraprendere nuovi percorsi di crescita che, inevitabilmente, toccano l’assetto delle risorse umane dove l’uniformarsi non è più considerato un valore di riferimento. Siamo di fronte alla nascita di un capitalismo più attento agli stakeholder e alla società nel suo complesso. Basterebbe guardare a come è aumentata la partecipazione delle donne al mondo del lavoro per capire la trasformazione in corso”.

Le trattative sindacali hanno registrato significativi aumenti salariali: c’è il rischio che ciò diventi un aggravio per le piccole imprese?

“Nel passato, in particolare nel settore automobilistico, l’aumento dei salari da parte di una grande azienda aveva delle conseguenze a catena sul resto dell’indotto, oggi la situazione viene gestita con una maggiore attenzione e partecipazione da parte della capogruppo, che è chiamata a non abusare della propria forza commerciale e a mostrare attenzione nei confronti delle controparti. Per quanto riguarda le piccole imprese, è possibile che alcune di queste si trovino costrette a interrompere l’attività per mancanza di un successore o di adeguata competitività per rimanere sul mercato, ma credo che sia inevitabile che ciò avvenga e sia positivo per il tessuto imprenditoriale”.

La Bank of Japan ha alzato i tassi d’interesse. Cosa si aspetta a tendere?

“Ritengo che l’attuale governatore, Kazuo Ueda, sia la persona con le competenze e la statura adeguate a gestire questa fase di transizione; inoltre, ha spiccate capacità comunicative, fondamentali in una situazione delicata come l’attuale che necessita gradualità per ritornare alla normalità. Le decisioni future saranno prese sulla base dell’andamento dell’inflazione, che il governatore analizza con molta attenzione nelle sue componenti. Quella che è stata registrata nel 2022 è stata guidata da uno schock di offerta, ma per aumentare ulteriormente i tassi bisognerà osservare come si evolverà la domanda e se diventerà, come sta già avvenendo, un fattore trainante dei prezzi al consumo. Per il momento, però, è importante il ritorno alla normalità della politica monetaria”.

 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav