Si è tenuto il 23 maggio a Milano il press meeting per il 25° anniversario dalla fondazione di Flossbach von Storch

Le celebrazioni per questo traguardo della società si sono svolte a Milano, a sottolineare l’impegno di Flossbach von Storch verso un mercato chiave come quello italiano. A prendere la parola sono stati i due co-fondatori, Bert Flossbach, che ha delineato l’outlook di mercato sulle diverse asset class, e Kurt von Storch, che ha invece fatto il punto sulla crescita della società in Europa e in Italia. La società di asset management è presente in diversi paesi europei, da cui proviene circa un quarto del patrimonio gestito che supera i 70 miliardi di euro. La strategia adottata è quella di concentrarsi su pochi fondi attraverso i quali, come casa multi-asset, ritiene di potere offrire agli investitori di lungo termine un valore aggiunto.
CINQUE PRINCIPI GUIDA
Flossbach von Storch, ha sviluppato cinque linee guida, per rendere i portafogli più resilienti rispetto alle continue incertezze dei mercati, che influenzano ogni decisione d’investimento: diversificazione (tra asset class e singoli titoli), qualità (bilanci solidi e rendimenti prevedibili), flessibilità (liquidità sufficiente e capacità di agire in ogni momento), solvibilità (di società ed emittenti) e valore (non pagare prezzi eccessivi sul mercato). Questo approccio ha dimostrato, nel tempo, la sua validità, in fasi favorevoli e non. Nessuna strategia di Flossbach von Storch mira a battere un indice (qualunque esso sia): l’obiettivo è, piuttosto, quello di generare rendimenti adeguati per gli investitori nel lungo periodo. Le cinque linee guida hanno anche trovato una rappresentazione grafica, un pentagono all’interno di un cerchio, che è diventato il logo della società.
ELEVATA CONCENTRAZIONE NEGLI INDICI AZIONARI
In merito alla situazione dei mercati, l’asset manager ha parlato dell’elevato livello di concentrazione presente nell’asset class azionaria. La situazione attuale, se paragonata a quella che fece da sfondo allo scoppio della bolla dot.com, presenta delle caratteristiche diverse, sia per la capacità di alcuni titoli di generare utili, sia per il livello di valutazioni raggiunte. Ciò nonostante, il numero limitato di aziende cui si deve la performance degli indici ha generato una situazione anomala che, prima o poi, si concluderà, anche se è difficile individuarne i tempi proprio perché i multipli cui tratta il mercato non sono elevati. L’aumento delle valutazioni comporta aspettative in termini di aumento delle vendite e degli utili delle società e ciò incrementa il potenziale di ribasso.

MA L’EQUITY RIMANE INTERESSANTE
Tuttavia, le azioni rimangono la classe di attivi più interessante. Gli investitori a lungo termine possono aspettarsi rendimenti del 6-7% annuo. Le speranze che le principali banche centrali raggiungano l’obiettivo del 2% in tempi brevi e in modo sostenibile sono diminuite negli ultimi mesi (soprattutto negli Stati Uniti). L’ostinata inflazione salariale continua a rappresentare un significativo rischio al rialzo per l’inflazione, alla luce di un mercato del lavoro ancora robusto. L’Europa (e la Germania in particolare) sta affrontando un lungo periodo di crescita anemica perché i problemi strutturali si sono aggravati negli ultimi decenni e la prospettiva di una rapida soluzione politica non sembra realistica. Sebbene nel Vecchio continente vi siano ancora aziende interessanti, il mercato azionario europeo continua a perdere appeal, così come la moneta comune, l’euro.
È FINITA L’ERA DELLO STOCK PICKING?
La domanda è lecita dopo la concentrazione presente negli indici. In tale contesto, gli Etf che replicano i mercati, rischiano di diventare meno attrattivi come soluzione d’investimento, poiché si ritiene che si potranno aprire interessanti opportunità di stock picking. Nei dieci anni precedenti il ritorno storico delle azioni è stato del 12,1% (rispetto all’indice Msci World Total Return in euro) e di 0,5% per le obbligazioni (rispetto all’indice Bloomberg Global Aggregate Totale Return hedged); nel prossimo decennio il potenziale rendimento è stimato, rispettivamente, del 7% e del 3,2%.
LA CAVALCATA DELL’ORO
Il prezzo dell’oro ha segnato nuovi massimi storici, anche se il contesto (aumento dei rendimenti obbligazionari e stabilità del dollaro USA) appare in realtà negativo. La domanda da parte degli investitori è diminuita, come si evince anche dalla flessione delle partecipazioni in Etf sull’oro. Tale calo è stato, tuttavia, più che compensato dalla domanda record delle banche centrali, come la People’s Bank of China. A spingere le istituzioni centrali all’acquisto è stata probabilmente la ristrutturazione delle riserve valutarie, ad esempio per ridurre i rischi di sanzioni sulle riserve in dollari. Flossbach von Storch ha sempre avuto una presenza di circa il 10% d’oro all’interno dei portafogli, sia per diversificare, sia per avere una sorta di assicurazione sul portafoglio.
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

