Intervista a Massimo Siano, managing director per il Sud Europa
di 21Shares
Che cosa è cambiato negli Stati Uniti e nel mondo, oltre che per la vostra società, dopo l’approvazione dell’Etf sul bitcoin decisa dalla Sec?
«Penso che il mercato europeo, seppure meno reattivo a livello di raccolta di capitali, sia più competitivo sul piano regolamentare. La Sec, infatti, ha deciso di adottare una filosofia restrittiva nei confronti delle criptovalute e, fra le altre cose, prevede che per quotare un Etp con un sottostante in questa asset class è necessario che vi sia già un future liquido sullo strumento. Si tratta di un approccio che non è mai stato applicato dal regolatore americano in nessun altro comparto. Quindi, l’Europa in generale ha assunto posizioni più avanzate, almeno per quanto riguarda nazioni come la Germania e la Svizzera. L’Italia, invece, si trova ancora una volta in condizioni di arretratezza. Dall’altra parte, l’interesse degli investitori per questa asset class è elevato e ciò ha permesso a 21Shares di crescere enormemente: in meno di sei anni abbiamo raggiunto la leadership in Europa con 40 Etp quotati. In totale abbiamo listato 48 prodotti con una buona presenza anche in Australia e Usa, dove occupiamo la terza posizione fra i provider incentrati sulle valute digitali. Le prospettive future, a nostro avviso, rimangono decisamente rosee. Viviamo in un mondo che ormai sembra capace di generare solo o inflazione o deflazione, perché è diventato sempre più dipendente dall’espansione della liquidità da parte della Federal Reserve e delle altre maggiori banche centrali. È indubbio che, in un sistema così sbilanciato, vi è sempre più spazio per investimenti alternativi e, da questo punto di vista, uno strumento come il bitcoin, che è maturato parecchio, sta assumendo un ruolo di diversificazione all’interno dei portafogli. Infatti, la sua volatilità sul lungo periodo sta scendendo, così come anche la sua correlazione rispetto all’andamento dei titoli tecnologici del Nasdaq. In tutto ciò non va dimenticato che, nell’ultimo decennio, ha fornito rendimenti ineguagliati da qualunque asset class».
Ha ancora senso oggi accedere a questa asset class tramite gli Etp, dato che è sempre più facile l’accesso diretto al sottostante e sono migliorati alcuni aspetti, come una custodia sempre più sicura e avanzata degli attivi?
«Una tecnologia come quella degli Etp presenta una serie di vantaggi pratici non facilmente superabili, se si vuole investire in cripto asset. Innanzitutto, si tratta di strumenti quotati, con tutto ciò che comporta in termini di universalità e facilità di accesso. Basta infatti possedere un conto titoli in una banca o in un qualsiasi gruppo autorizzato a intermediare operazioni in borsa per iniziare a comprare e vendere un’ampia quantità di monete digitali. A ciò si aggiunge il vantaggio di una forte liquidità garantita dai market maker. Inoltre, la dimensione di diversi strumenti è tale da garantire un contenimento dei costi difficilmente uguagliabile. Ad esempio, su alcuni dei nostri prodotti di maggiore importanza il Ter scende fino a 21 punti base. Per le criptovalute, gli Etp rappresentano una rivoluzione paragonabile a quella che i sistemi operativi basati su un’interfaccia grafica come Windows hanno generato sul mercato dei personal computer nei primi anni ’90. Infatti, i Pc non avrebbero probabilmente mai preso piede come oggetto di uso comune a livello domestico, se avessero continuato a basarsi sul Dos o approcci similari, perché richiedevano un certo grado di capacità di programmazione. Allo stesso modo, investire direttamente nelle criptovalute è tutto tranne che user-friendly».
Come accennato, voi avete quotato molti strumenti su tante criptovalute la cui capitalizzazione è molto lontana dai livelli raggiunti dal bitcoin e dall’ethereum. Ha senso investire su questi Etp, data la sempre maggiore concentrazione sulle divise digitali principali?
«È vero che i due nomi citati rappresentano i leader assoluti di questa classe di attivi e in particolare negli Usa vi è una forte concentrazione di volumi sul bitcoin. Non dimentichiamo, però, che si tratta di un mondo che è ancora in una fase embrionale del proprio sviluppo. Di conseguenza, vi è tuttora spazio per l’avvento di player disruptive in grado di rivoluzionare il mercato. Nel campo degli smart contract, per esempio, vi sono notevoli potenzialità per creare soluzioni alternative all’ethereum. Quest’ultima blockchain è la leader assoluta per quanto riguarda le transazioni di grandi dimensioni, ma i suoi costi sono elevati per le operazioni di piccolo taglio. Investendo su un paniere diversificato di Etp di criptovalute si costruisce dunque un’esposizione a un portafoglio di possibili innovatori. Il tutto, ripeto, con la facilità d’uso e le spese contenute che uno strumento quotato può garantire».
21Shares ha portato sul mercato diversi Etp su indici di divise digitali. Pensate che sia giunta l’ora di offrire soluzioni smart beta in questo ambito?
«Per il momento i benchmark che proponiamo sono basati su una logica che si fonda sul livello di capitalizzazione dei sottostanti: preferiamo privilegiare gli aspetti di semplicità nell’esposizione a questa asset class. Per soddisfare, però, le necessità di ottimizzazione strategica e diversificazione di un fondo o una gestione patrimoniale che per la prima volta si avvicinino a questo insieme di attivi, abbiamo deciso di creare alcuni strumenti che combinano cripto e altre asset class. è questo il caso di un nostro Etp che investe in bitcoin e oro dove la percentuale allocata in ciascuno di essi è rivista mensilmente e dipende dall’inverso della volatilità realizzata: più erratico è stato ciascuno dei due, più viene diminuita la sua quota in portafoglio.Ciò ha permesso di ottenere una crescita simile a quella del bitcoin, aumentando però notevolmente lo Sharpe ratio. Questo è un esempio di come, già a livello di costruzione dell’Etp, sia possibile proporre agli investitori istituzionali (e non solo) soluzioni in cripto adeguate ai loro obiettivi di rendimento e controllo del rischio».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

